LA SOFISTERIA Logo 240x110 FFE5AD
LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITOLA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA Logo 370

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITO
LA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

Iscrizione di San Clemente

In PRIMI DOCUMENTI DEL VOLGARE ITALIANO / IL MEDIOEVO / LETTERATURA ITALIANA

LA SOFISTERIA icona 163x255 6E0813

Tra il 1076 (o, per altri, il 1080) e il 1084 (o, per altri, il 1100) il monaco benedettino Rainero Raineri, destinato a diventare papa con il nome di Pasquale II, diede ordine di realizzare nella navata centrale della Basilica inferiore di San Clemente al Laterano, a Roma, un ciclo di affreschi dedicati a San Clemente, che fu papa – il quarto della storia della Chiesa – dall’88 al 97.

Il ciclo, realizzato da una mano ignota, ha come fonte la Passio Sancti Clementis (Passione di San Clemente), redatta prima del VI secolo. Esso comincia con un affresco che ritrae il nobile patrizio Sisinnio, prefetto di Roma, pagano, mentre assiste alla celebrazione di una messa – officiata da Clemente – a cui è presente la moglie, Teodora, che si è convertita al cristianesimo. La Passione racconta che, per impedire che potesse ostacolarla o fare del male al santo, Sisinnio fu reso cieco e sordo: nel dipinto, in basso a destra, si vede infatti un uomo che lo allontana dal luogo della celebrazione tenendolo per mano.

Nell’affresco successivo, posto nella fascia sottostante, è rappresentato il seguito della vicenda: Sisinnio, togato e con un atteggiamento di comando (la sua mano è infatti alzata), furioso perché convinto che Clemente abbia usato la magia per irretire la moglie, ordina ai suoi servi di imprigionare il santo, per portarlo al martirio. I servi eseguono l’ordine, ma ben presto si accorgono di aver legato e trascinato con delle corde – forse perché accecati dal santo o perché egli si è miracolosamente liberato – una pesante colonna di marmo: Clemente li ammonisce con una frase in latino (Duritiam cordis vestris saxa traere meruistis) “Per la durezza del vostro cuore avete meritato di trascinare pietre”, incisa sopra la colonna tra due archi di un portico e significativamente disposta a forma di croce.

Il momento in cui Sisinnio impartisce ai suoi servi l’ordine di catturare il santo e quello in cui essi trascinano la colonna sono corredati da alcune scritte in volgare, che costituiscono le battute dei personaggi rappresentati, proprio come accade nei moderni fumetti. Da destra a sinistra è infatti possibile leggere:

 

Fili de le pute, traite!

Gosmari, Albertel, traite!

Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!

 

Figli di buona donna, tirate!

Gosmari, Albertello, tirate!

Spingi da dietro con il palo, Carboncello!

 

La novità e l’importanza del dipinto non sono legate solo all’idea di rendere il disegno parlante, ma anche a quella di utilizzare il volgare per le parole pronunciate dal ricco patrizio e dai suoi servi: poiché il dipinto aveva un chiaro valore educativo, l’episodio doveva essere compreso da tutti, quindi anche da chi, ormai abituato a parlare il volgare, non era più in grado di intendere le parole del santo. Resta però evidente che se da un lato c’è la presa d’atto di un netto bilinguismo, dall’altro la superiorità linguistica è ancora attribuita al latino, presentato come uno strumento espressivo culturalmente e moralmente superiore al volgare: in latino si esprime infatti il santo – il personaggio buono – che in questo modo attesta il valore solenne e morale di questa lingua; in volgare (oltretutto colorito e triviale) il personaggio cattivo, il pagano – che è infatti ritratto come un uomo violento, autoritario e rozzo – e i suoi servi – figure di basso livello culturale e sociale.

In realtà il latino con cui si esprime il santo è ormai fortemente corrotto: l’accusativo duritiam, per esempio, ha la funzione di un complemento di causa, che il latino classico rendeva o in ablativo o con le preposizioni ob e propter e l’accusativo (questo perché il latino tardo privilegiò il caso accusativo per qualsiasi funzione logica, come si vede anche per il nome Sisinnius, presentato nella forma di accusativo singolare Sisinnium); l’aggettivo possessivo vestris, concordato con cordis, è errato, perché la desinenza corretta è una –i (e non –is). Anche l’imperativo traite, usato da Sisinnio, sebbene ancora molto vicino al latino classico, se ne discosta per la grafia (il latino classico avrebbe infatti utilizzato trahite); al contrario, il vocabolo fili, graficamente corretto, era probabilmente già pronunciato “figli”.

Le battute in volgare attribuite agli altri personaggi sono invece ormai evidenti deformazioni del latino classico: falite dereto, per esempio, è ciò che resta di un fac illi te de retro (fatti dietro a lui). È interessante notare la presenza in queste battute – oltre dei consueti fenomeni della caduta delle consonanti finali di parola e del betacismo, per cui rb > rv – di alcuni elementi che attestano la trasformazione già molto avanzata della natura stessa della lingua latina. Il primo è senza dubbio costituito dalle due preposizioni articolate de le e co lo, segnale dell’avvenuta messa in crisi del sistema delle desinenze e dei casi, che le preposizioni vanno appunto a sostituire; in entrambe è inoltre significativa la presenza dell’aggettivo dimostrativo ille nella valenza di articolo (co lo palo deriva dal tardo latino cum illum palum, con quel palo > con il palo, con la consueta sostituzione del caso accusativo all’ablativo, la successiva caduta della desinenza -m e l’oscuramento di u in o).

Un’ultima curiosità riguarda i nomi dei servi: Albertel è un nome “nuovo”, sicuramente di origine germanica, e ha pertanto una forma di vocativo lontana dal latino; Gosmari e Carvoncelle, più antichi e attestati nel latino popolare, presentano invece le corrette desinenze del caso vocativo (rispettivamente – i ed – e).

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA ITALIANA - IMG 800x534

GRAMMATICA ITALIANA

LA SOFISTERIA - SCUOLA DI SCRITTURA - IMG 800x534-kk

SCUOLA DI SCRITTURA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA LATINA - IMG 800x534

GRAMMATICA LATINA

GRAMMATICA GRECA

LA SOFISTERIA - LETTERATURA ITALIANA - IMG 800x534

LETTERATURA ITALIANA

LECTURA DANTIS

LETTERATURA LATINA

LETTERATURA GRECA