LA SOFISTERIA Logo 240x110 FFE5AD
LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITOLA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA Logo 370

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITO
LA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

A.P. VII, 718

in TESTI / NOSSIDE / LA SCUOLA DORICA / LA POESIA EPIGRAMMATICA / LETTERATURA GRECA

LA SOFISTERIA icona 163x255 6E0813

Nosside è consapevole del valore dei suoi canti: per questo dice al viandante che passa davanti alla sua tomba di ricordarsi di lei e dei suoi versi, che furono cari alle Muse.

Ὦ ξεῖν’, εἰ τύ γε πλεῖς ποτὶ καλλίχορον Μυτιλάναν,
τὰν Σαπφοῦς χαρίτων ἄνθος ἐναυσόμενος,
εἰπεῖν ὡς Μούσαισι φίλα τ᾽ ἦν ἅ τε Λοκρὶς γᾶ
τίκτεν, ἴσαις δ᾽ ὅτι μοι τοὔνομα Νοσσίς, ἴθι.

O straniero, se tu navighi in direzione di Mitilene dalle belle danze,
per ravvivare il fiore delle grazie di Saffo,
di’ che ero cara alle Muse e che la terra di Locri (mi)
generava e, poiché sai che mi chiamo Nosside, vai.

(traduzione di A. Micheloni)

Questo epigramma di Nosside, che ci è stato tramandato da una delle più importanti fonti che abbiamo a disposizione per conoscere la poesia greca, l’Antologia Palatina – una raccolta di circa 3700 testi realizzata attorno al X secolo d. C. – secondo alcuni critici fu composto da Nosside per aprire o chiudere la sua raccolta di versi, in modo che la sua fama di poetessa non venisse meno: avvalorerebbe questa ipotesi la presenza della σφραγίς, il sigillo, costituito da un motto, un termine o una frase aggiunta dal poeta ai propri versi per garantirne l’autenticità (nel nostro caso il sigillo è il nome della poetessa, citato nell’ultimo verso del componimento).

L’argomento principale dei versi di Nosside è l’amore, che ella pone esplicitamente, nell’epigramma A. P. V, 170, al centro della sua vita e della sua poetica. Ma anche un’altra donna aveva cantato appassionatamente l’amore, Saffo di Mitilene, che afferma altrettanto chiaramente, in uno dei suoi testi – il frammento 16 Voigt – che non c’è nulla di più bello di ciò che si ama. Nosside, che sente con lei una forte affinità spirituale, decide pertanto di evidenziare in questi versi – con quelle che desidera che siano le sue ultime parole – il forte legame che la lega alle grazie – da intendersi come i delicati versi – di Saffo: in questo modo la poetessa di Locri – terra di cui Nosside si dice orgogliosamente figlia – attribuisce a sé stessa il ruolo di Saffo della Magna Grecia.

Lo stretto rapporto tra le due poetesse è determinato anche dal fatto che forse Nosside gestiva, proprio come Saffo, un tiaso – una sorta di collegio – femminile, per cui componeva versi e canti: alcuni degli epigrammi di Nosside che ci sono stati conservati descrivono infatti figure femminili, come Callò, che dedica alla dea Afrodite un ritratto, o Samytha, che le dona la sua cuffia odorosa di nettare

In realtà l’elemento che unisce in modo più profondo e significativo queste due poetesse è la capacità di Nosside di emulare la poesia della poetessa di Mitilene: Nosside infatti non imita i versi di Saffo, ma li rivive e li fa suoi nei contenuti (soprattutto l’amore, ma anche la fede nelle divinità) e nella forma, riprendendone moduli compositivi, espressioni e vocaboli, dando così vita a una poesia elegante e preziosa, piena di echi e di rimandi, perfettamente in linea con i dettami di raffinatezza e cura che caratterizzarono la poesia ellenistica.

Di qui la sua preghiera al viandante, affinché, giunto nella patria della famosa poetessa, riferisca che ella ha avuto una degna seguace, che fu, proprio come Saffo, cara alle Muse: e forse, come pensa qualche studioso, questo carme impreziosiva proprio un libro di versi da portare in dono all’isola che generò colei che seppe, come Nosside, cantare l’amore più dolce del miele

Analisi del testo

METRO: distico elegiaco

Ξεῖν(ε): questo vocativo singolare maschile corrisponde all’attico ξένε: poiché le tombe erano spesso collocate lungo strade e sentieri, è tipico degli epitafi rivolgersi a un viandante, con cui il defunto crea un legame che gli consente di rivivere ancora per un attimo e di rinnovare il ricordo di sé.

τύ: corrisponde all’attico σύ, pronome di seconda persona singolare. Di solito il pronome personale non viene esplicitato: quando ciò succede è per fare in modo che esso abbia particolare risalto (in questo caso per apostrofare il viandante in modo più coinvolgente).

ποτί: corrisponde all’attico πρός e forma, con l’accusativo Μυτιλάναν, un complemento di moto a luogo.

καλλίχορον: alcuni traducono questo aggettivo con dalle belle danze, altri con dalle belle piazze: esso, riferito a una città, è già presente in Omero (Odissea, XI, 581).

Μυτιλάναν: corrisponde all’attico Μυτιλήνην, una città dell’isola di Lesbo che, secondo il mito, fu fondata da Oreste, figlio di Agamennone.

τάν: corrisponde all’attico τῶν; va unito al successivo χαρίτων.

ἐναυσόμενος: il participio futuro di ἐναύομαι, congiunto a τύ, ha valore finale, come accade spesso dopo i verbi che indicano movimento. Altri testi adottano la lezione ἐναυσαμέναν (che corrisponde all’attico ἐναυσαμένην) da riferire, sempre in qualità di participio congiunto, a Μυτιλάναν, e da tradurre con (quella) che accese. In entrambi i casi il verbo accendere deve essere inteso nel senso metaforico di far vivere, dare vita, ravvivare

εἰπεῖν: è un infinito iussivo: deve dunque essere reso con il modo imperativo.

Μούσαισι: corrisponde all’attico Μούσαις.

φίλα: corrisponde all’attico φίλη.

ἃ τε Λοκρίς γᾶ: questa parte del verso è particolarmente controversa. Seguiamo la lezione proposta, da intendersi come e (τε) la (in attico ) terra (in attico γῆ) di Locri. Λοκρίς è un aggettivo della seconda classe a una uscita.

τίκτεν: si tratta di un epicismo, cioè di una forma tipica della poesia omerica, che non presenta sempre l’aumento per i tempi storici: equivale, pertanto, all’imperfetto ἔτικτεν.

ἴσαις: questa forma del verbo ἴσημι, con vocalismo dorico, può essere intesa come la seconda persona singolare dell’indicativo presente oppure come participio nominativo singolare maschile. Ho scelto questa seconda ipotesi, traducendo il participio come equivalente all’attico εἰδώς e attribuendogli un valore risultativo.

τοὔνομα: crasi per τὸ ὄνομα, come evidenziato dalla presenza della coronide; con il verbo essere sottinteso e il dativo μοι crea un dativo di possesso.

ἴθι: seconda persona singolare dell’imperativo presente del verbo εμι, andare. È consuetudine degli epitafi congedare l’interlocutore che ha dedicato un po’ del suo tempo al defunto con l’invito a ripartire, spesso accompagnato da forme di augurio per una serena prosecuzione del viaggio.

La Sofisteria

LA POESIA EPIGRAMMATICA in LETTERATURA GRECA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA ITALIANA - IMG 800x534

GRAMMATICA ITALIANA

LA SOFISTERIA - SCUOLA DI SCRITTURA - IMG 800x534-kk

SCUOLA DI SCRITTURA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA LATINA - IMG 800x534

GRAMMATICA LATINA

GRAMMATICA GRECA

LA SOFISTERIA - LETTERATURA ITALIANA - IMG 800x534

LETTERATURA ITALIANA

LECTURA DANTIS

LETTERATURA LATINA

LETTERATURA GRECA