I giuramenti di Strasburgo
In LA NASCITA DEL VOLGARE (seconda parte) / IL MEDIOEVO / LETTERATURA ITALIANA
I giuramenti di Strasburgo possono essere considerati il primo vero documento scritto in lingua volgare.
Essi furono pronunciati il 14 febbraio 842, nell’ambito delle lotte di successione che seguirono alla morte di Carlo Magno, avvenuta improvvisamente ad Aquisgrana il 28 gennaio 814. Questi conflitti portarono alla suddivisione del territorio del Sacro romano impero in tre grandi nuclei: il regno dei Franchi occidentali (che corrisponde a parte dell’attuale Francia, esclusa la zona della Provenza), il regno dei Franchi orientali (parte dell’odierna Germania) e il regno d’Italia (che comprendeva, oltre a una striscia di terra che si estendeva dalle Alpi al Mare del Nord, solo l’area centro – settentrionale della nostra penisola).
Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, nipoti di Carlo Magno e figli del suo successore, Ludovico il Pio, furono nominati rispettivamente re dei Franchi occidentali e re dei Franchi orientali. I due si impegnarono pubblicamente in un patto di reciproco sostegno contro il fratello primogenito Lotario, erede del titolo imperiale e della sovranità su alcuni territori al confine tra l’area francese, posta sotto il controllo di Carlo, e quella tedesca, governata da Ludovico. Per fare in modo che nel solenne momento del giuramento di fedeltà anche le truppe potessero comprendere l’impegno preso dai due sovrani, dopo una premessa ufficiale pronunciata in latino, Carlo e Ludovico giurarono ciascuno prima nella propria lingua e poi nella lingua parlata dall’esercito dell’altro: Carlo il Calvo giurò, quindi, anche in antico alto tedesco (lingua teudisca) e Ludovico in volgare franco – romanzo o proto – francese (romana lingua). Gli eserciti dell’uno e dell’altro prestarono invece giuramento ciascuno nella propria lingua volgare, impegnandosi a non aiutare il rispettivo sovrano se avesse violato il patto.
Noi conosciamo questi giuramenti grazie a un testimone oculare dei fatti, lo storico Nitardo, morto nell’844, che li ha riportati in una sua opera – Storia dei figli di Ludovico il Pio, una cronaca scritta in latino – senza tradurli, per salvaguardarne il valore giuridico, poiché per dare ufficialità a questi documenti era necessario che restasse attestata la formula esatta, quella cioè che era stata ascoltata e accettata dalle due parti in causa.
Ecco il testo dei giuramenti…
[Antico francese] Pro Deo amur et pro christian poblo et nostro commun salvament, d’ist di in avant, in quant Deus savir et podir me dunat, si salvarai eo cist meon fradre Karlo, et in adiudha et in cadhuna cosa, si cum om per dreit son fradra salvar dift, in o quid il mi altre si fazet; et ab Ludher nul plaid numquam prindrai qui meon vol cist meon fradre Karlo in damno sit.
Quod cum Lodhuvicus explesset, Karolus Teudisca lingua sic hec eadem verba testatus est:
[Antico alto tedesco] In Godes minna ind in thes christianes folches ind unser bedhero gehaltnissi, fon thesemo dage frammordes, so fram so mir got gewizci indi mahd furgibit, so haldih thesan mīnan bruodher, soso man mit rehtu sinan bruodher scal, in thiu thaz er mig sō sama duo, indi mit Ludheren in nohheiniu thing ne gegango, the minan willon imo ce scadhen werdhen.
… e la loro traduzione:
Per amore di Dio e per la salvezza del popolo cristiano e nostra insieme, da questo giorno in poi, per quel che Dio mi dà di sapere e potere, io interverrò a sostegno di questo mio fratello Carlo, qui presente, per qualunque cosa di cui egli necessiti, aiuto o altro, come si deve fare secondo giustizia nei confronti del proprio fratello, a patto che egli agisca così nei miei riguardi; e con Lotario non stabilirò mai alcun accordo che, di mia volontà, risulti dannoso al qui presente mio fratello Carlo.
Dopo che Ludovico ebbe terminato, Carlo pronunciò così, in lingua tedesca, queste stesse parole:
Per amore di Dio e per la salvezza del popolo cristiano e di noi due, da questo giorno in poi, fino a quando Dio mi concederà intelletto e potere, io difenderò questo mio fratello, così come secondo giustizia si deve [difendere] il proprio fratello, a condizione che egli faccia lo stesso con me, e non avvierò con Lotario negoziati di alcun tipo, che, per mia volontà risultino a lui [Ludovico] di danno.
Nitardo, Historiarum libri IV, ed. E. Müller, Monumenta Germaniae Historica II, Scriptores Rerum Germanicarum, Hannover 1907
Questi giuramenti confermano che poco dopo la morte di Carlo Magno il latino (che l’imperatore aveva voluto come lingua dell’istruzione e dell’amministrazione) di fatto non era più compreso dalla gente comune: per le esigenze ufficiali (in questo caso politico – militari) era dunque necessario avvalersi di forme linguistiche più diffuse. Appare così chiaro il salto di qualità fatto dai volgari, ormai ufficialmente riconosciuti nella loro identità linguistica e promossi ad ambiti fino a poco tempo prima di esclusiva pertinenza della lingua latina.
Ma non solo: la scelta dei due sovrani di usare il volgare assume il valore di un atto fondativo, perché pone le basi per la nascita di due popoli, quello francese e quello tedesco.

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