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grammatica e letteratura italiana | latina | greca

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Goal

in TESTI / UMBERTO SABA / L’ETA’ CONTEMPORANEA / LETTERATURA ITALIANA

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Umberto Saba ha inserito nel suo Canzoniere Cinque poesie per il gioco del calcio: Goal, composta nel 1934, conclude la sezione a loro dedicata, intitolata Parole.

1Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
5con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla – unita ebbrezza – par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
10Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
– l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,
15con la persona vi è rimasta sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.

Da U. Saba, Canzoniere, Einaudi, Torino

1Il portiere, che si è tuffato nell’estremo e inutile tentativo
di difendere la porta, nasconde a terra
la faccia, per non vedere la triste luce.
Il compagno che in ginocchio lo esorta,
5con parole e con gesti, a rialzarsi,
scopre che i suoi occhi sono pieni di lacrime.

Il pubblico – unito nella gioia – sembra volersi riversare
nel campo. I compagni sono intorno al vincitore,
gli si gettano al collo.
10Pochi momenti belli come questo,
è possibile provare sulla terra,
a coloro che sono soggetti all’odio e all’amore.

Presso la rete inviolata il portiere
– quello dell’altra squadra – è rimasto fermo. Ma non la sua anima,
15è rimasto solo il corpo.
La sua gioia si manifesta con una capriola,
e manda baci da lontano.
Anch’io faccio parte della festa, egli dice.

 

 

Saba non fu un grande appassionato di calcio: seguì con attenzione soltanto alcune partite disputate dalla squadra della sua città natale, la Triestina, affascinato più dalle atmosfere che dallo sport in sé. Anche in questa lirica, infatti, il poeta non sembra tanto interessato all’azione sportiva – una rete segnata che dà il titolo al componimento e che nei versi egli lascia intendere solo con l’espressione difesa ultima vanaquanto alle ripercussioni che essa ha su coloro che agiscono nel campo e che assistono all’evento sportivo.

Il testo infatti si basa, per buona parte, sulla contrapposizione delle due opposte reazioni dei protagonisti. Il portiere, dopo essersi tuffato inutilmente nel tentativo di bloccare il pallone, è affranto per la rabbia e per l’umiliazione (condensate nell’efficace sinestesia amara luce, che unisce una sensazione gustativa a una visiva): per questo china la testa a terra piangendo lacrime amare, che scopre un compagno che accorre a consolarlo, perché per chi si è duramente allenato e ha profuso il massimo impegno per conseguire un risultato (garantire l’inviolabilità della rete ai compagni) il goal subito diventa un vero e proprio fallimento esistenziale. L’attaccante che ha segnato viene invece festeggiato dagli spettatori, che sembrano voler scendere nel campo da gioco con l’impeto di un fiume, e dai compagni, che gli si stringono intorno come fratelli per congratularsi ed esultare con lui.

A questo punto, dopo alcuni versi di riflessione che lo stesso poeta giudicò “freddi” (e che alludono – con una perifrasi – al genere umano e ai due principali sentimenti che lo muovono, l’odio e l’amore), compare un terzo personaggio, il portiere della squadra vincitrice, che, pur restando fisicamente fermo al suo posto, partecipa alla festa con la sua anima e la sua gioia, che – con la figura retorica della personificazione – fa capriole e manda baci. Il testo si chiude così come era cominciato, cioè con la descrizione di un portiere: nella prima strofa quello sconfitto, nell’ultima quello vittorioso (a richiamare un vero e proprio campo da calcio, con i portieri collocati alle due estremità).

Proprio questa scena permette di capire il vero messaggio del testo, semplice e quotidiano come l’episodio che lo ha generato, che deve essere inteso come una metafora della vita umana. In un mondo dominato dal dolore, suggerisce il poeta, non bisogna mai dimenticare che c’è la possibilità di provare a condividere i momenti di felicità e di infelicità: ognuno di noi può così rendere partecipi gli altri della propria gioia e rallegrarsi per quella altrui, oppure aiutare – e farsi aiutare – a sopportare gli insuccessi e le sofferenze.

Che questa riflessione, di carattere universale, sia il vero messaggio del testo è dimostrato dall’attenta cura con cui esso è stato costruito anche dal punto di vista formale. Le tre strofe di sei endecasillabi sono state infatti strutturate in modo che il terzo e il quarto verso siano sempre in rima baciata, come l’ultimo e il primo di ogni strofa: in questo modo i tre fondamentali momenti narrativi (la reazione del portiere sconfitto, la reazione del giocatore che ha segnato e quella del portiere della squadra vincitrice) sono fortemente legati tra loro, proprio perché, come abbiamo avuto modo di vedere, la lirica dice molto di più del semplice fatto sportivo che l’ha ispirata.

Per nobilitare l’inusuale argomento affrontato e per far risaltare meglio il messaggio del testo il poeta ha lavorato con grande attenzione anche sul piano lessicale. Egli ha infatti scelto vocaboli preziosi (per esempio il verbo rilevarsi al posto del più consueto alzarsi e celare per nascondere) e ha usato attentamente gli aggettivi (bellissima la coppia – di petrarchesca memoria – ultima e vana attribuita alla difesa); anche le aree semantiche sono decisamente significative, grazie all’opposizione creata tra quella della staticità (il portiere è caduto, il compagno in ginocchio… che si lega ai momenti negativi dell’esistenza, che pare restare sospesa di fronte al fallimento e all’insuccesso), e quella della mobilità (i compagni si gettano, la gioia fa una capriola, la folla trabocca… che si lega all’entusiasmo dei momenti positivi). Altrettanto significativa la scelta di vocaboli che appartengono all’area semantica militare (caduto, difesa, compagno…), che caratterizza l’operato del portiere battuto, alludendo alle battaglie che l’uomo combatte quotidianamente nella sua vita.

La stessa attenzione si può riscontrare nella sintassi: il poeta fa infatti frequentemente ricorso all’enjambement, alle virgole e ai trattini (questi ultimi due spesso coincidenti con delle cesure) per rompere il ritmo dei versi, in modo da renderli lenti e solenni e da dare posizioni di massimo rilievo ai vocaboli che ritiene più significativi; sono inoltre presenti, in modo consistente, le figure retoriche dell’anastrofe (che inverte l’ordine consueto delle parole, come, per esempio, in al suo collo si gettano i fratelli), dell’ iperbato (spesso realizzato con l’inserimento, tra le parole da dividere, di osservazioni poste tra due virgole o trattini, come in è dato, sotto il cielo, di vedere oppure il portiere – l’altro – è rimasto) e una preziosa costruzione poetica, l’odio consuma e l’amore, che pospone il secondo soggetto e presenta il verbo al singolare, che concorda solo con il primo dei due soggetti: tutte queste figure retoriche hanno il  compito di innalzare il tono del discorso, presentando l’accaduto quasi come uno scontro epico, che conserva, di questo genere narrativo, l’intenzione educativa e la riflessione sulla vita.

Il gioco e lo sport diventano, così, lo strumento per indurre i propri simili a riflettere sulla vita, sui vincitori e sui vinti: Saba si inserisce, in questo modo, in una lunga tradizione poetica di celebrazione dello sport, nata con i giochi funebri cantati nei poemi epici di Omero e continuata, tra gli altri, dagli epinici di Pindaro e Bacchilide e dai versi di Virgilio. Essa esalta sia lo sport nelle sue manifestazioni più alte (per esempio le Olimpiadi) sia i protagonisti che gli danno lustro, che – siano essi vincitori o vinti – dimostrano impegno e valori (la solidarietà e la condivisione, per esempio, che rendono fratelli gli uomini nel successo e nell’insuccesso) di cui oggi, purtroppo, lo sport in generale – e il calcio in particolare – conservano spesso solo uno sbiadito ricordo…

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