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grammatica e letteratura italiana | latina | greca

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Segni ortografici e d’interpunzione

in SEGNI ORTOGRAFICI E D’INTERPUNZIONE / GRAFIA, FONETICA E FONOLOGIA / GRAMMATICA GRECA

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Fino al III secolo a. C. i Greci usarono solo le lettere maiuscole e una scriptio continua, una scrittura, cioè, in cui le parole non erano divise e non erano presenti i segni ortografici (o diacritici), quelli che utilizziamo per attribuire un valore particolare ai segni abitualmente impiegati per la scrittura. Soltanto quando si diffuse l’uso delle lettere minuscole (suggerito da motivi economici, poiché al papiro era subentrata, come materiale scrittorio, la ben più costosa pergamena, che comportava la necessità di risparmiare spazio), si sentì la necessità di dividere le parole e di aggiungere i segni ortografici, per rendere meglio decifrabile la scrittura.

L’introduzione degli accenti e del sistema di interpunzione è attribuita al grammatico Aristofane di Bisanzio (265 – 190 a. C. circa), che fu a capo della famosa Biblioteca di Alessandria d’Egitto. Queste innovazioni furono però utilizzate in modo sistematico solo a partire dall’epoca bizantina.

Il greco utilizza diversi segni ortografici: gli spiriti, gli accenti, l’apostrofo, la coronide, la dieresi, lo iota sottoscritto (e ascritto).

SPIRITI

Su ogni vocale o dittongo iniziale di una parola greca c’è un segno, chiamato spirito (dal latino spiritus, soffio), che indica aspirazione. Vi sono due tipi di spiriti, rappresentati con due diversi segni (forse derivati da un’antica consonante fenicia, che fu semplificata dai Greci nel segno H e che in origine servì appunto per indicare l’aspirazione):

lo spirito aspro, indicato dal segno ‘ (ottenuto dalla prima metà del segno grafico H attraverso i passaggi├ > L > C), che indica che la parola deve essere pronunciata con una leggera aspirazione iniziale, spesso dovuta alla caduta di suoni precedentemente presenti. Ha sempre uno spirito aspro la vocale iniziale υ (ὑμνός, inno) e quasi sempre la consonante iniziale ρ¹ (ῥήτωρ, oratore)

lo spirito dolce, indicato dal segno ’ (ottenuto dalla seconda metà del segno grafico H attraverso i passaggi ┤ > ⅃ > Ↄ), che indica che la parola deve essere pronunciata senza aspirazione iniziale: si trova, pertanto, su tutte le vocali e i dittonghi iniziali che non ammettono lo spirito aspro (ἄμφορα, anfora).

Se la lettera iniziale di parola è una minuscola, lo spirito, come si vede dagli esempi già citati, si colloca sopra la lettera (ἐγώ, io); se la parola incomincia con un dittongo, esso si colloca sul suo secondo elemento (αἴλουρος, gatto). Se la lettera iniziale è maiuscola, lo spirito si colloca in alto a sinistra della maiuscola se essa è costituita da una vocale (’Εγώ); resta invece nella stessa posizione per il dittongo (Αἴλουρος).

 

ACCENTI

Ogni parola greca, eccetto poche parole accessorie (chiamate proclitiche ed enclitiche), ha un innalzamento di tono indicato da un accento, che viene segnato sulla vocale della sillaba tonica, cioè quella che deve subire l’innalzamento.

Il greco possiede tre accenti: acuto ´, grave ` e circonflesso ῀.

L’accento acuto indica una elevazione della voce nella pronuncia della vocale su cui è segnato. Esso si può trovare su vocali brevi o lunghe e può posizionarsi su una delle tre ultime sillabe di una parola: se cade sull’ultima sillaba la parola è definita ossitona (ποταμός, fiume), se sulla penultima parossitona (ἵππος, cavallo), se sulla terzultima proparossitona (ἄνθροπος, uomo).

L’accento grave era inizialmente usato per indicare un abbassamento della voce (e quindi un’assenza d’intonazione): proprio per questo motivo col passar del tempo esso non è più stato segnato. Il suo utilizzo è limitato alla sostituzione dell’accento acuto nelle parole ossitone non seguite da segni d’interpunzione o da enclitiche, per segnalare un’attenuazione dell’intensità dell’accento: l’aggettivo καλός seguito dal sostantivo ἀνήρ diventa, pertanto, καλὸς ἀνήρ (bell’uomo).

L’accento circonflesso indica un innalzamento della voce immediatamente seguito da un abbassamento: è dunque la somma degli altri due accenti, come dimostra l’evoluzione del segno grafico usato per indicarlo (ˆ nato dall’unione di accento acuto e accento grave > ⁀ per arrotondamento >  ᷉  , per comodità e rapidità di scrittura). Proprio perché “vale doppio” l’accento circonflesso si posiziona esclusivamente su vocali lunghe o dittonghi e soltanto sulle ultime due sillabe: se cade sull’ultima (come in συκῆ, fico) la parola è definita perispomena, se sulla penultima (come in μοῖρα, destino) properispomena.

L’accento, in corpo di parola, è sempre collocato sopra la lettera tonica.

Sulle vocali poste all’inizio di parola l’accento acuto è collocato sopra la lettera, a destra dello spirito, se essa è minuscola (ἄνθρωπος), in alto a sinistra della lettera, sempre a destra dello spirito, se essa è maiuscola (Ἄνθρωπος).

Sulle vocali poste a inizio di parola l’accento circonflesso si pone sopra lo spirito, se la lettera è minuscola (ἦθος), in alto a sinistra della lettera, sempre sopra lo spirito, se essa è maiuscola (Ἦθος).

Nei dittonghi, infine, l’accento si segna sul secondo elemento, ma si fa sentire sul primo: per esempio καὶ (e) si legge kái.

 

APOSTROFO

L’apostrofo (ἀποστροφή, deviazione), rappresentato con il segno ’, indica che è avvenuta un’elisione, cioè la caduta della vocale finale (breve) di una parola, che si verifica quando la parola che segue incomincia per vocale, breve o lunga: ἀπ’ ἐμοῦ < ἀπὸ ἐμοῦ (da me).

L’apostrofo indica anche un altro fenomeno (simile, ma più raro), l’elisione inversa (o aferesi), cioè la caduta della vocale iniziale di una parola preceduta da una parola che termina per vocale: ποῦ ἐστι (dov’è) può così essere scritto nella forma ποῦ ᾿στι.

 

CORONIDE

La coronide (κορωνίς, uncino), rappresentata con il segno ’, molto simile allo spirito dolce, indica l’avvenuta crasi, cioè la fusione di due parole, di cui la prima finisce e la seconda incomincia per vocale; viene collocata sulla sillaba risultante dalla fusione: τὰ ἀγαθά (i beni) diventa, così, τἀγαθά.

La coronide si omette se viene a coincidere con lo spirito aspro, come accade per ὁ ἀνήρ (l’uomo) > ἁνήρ (in cui il segno ortografico è lo spirito aspro dell’articolo e non la coronide).

 

DIERESI

La dieresi (διαίρεσις, divisione), indicata con il segno  ̈ , si colloca sulla seconda vocale di quello che sembra un dittongo, per segnalare che le due vocali – una aspra e una dolce – devono essere considerate come due sillabe distinte (spesso perché tra le due era in origine presente un suono, poi caduto) e dunque devono essere lette separatamente.

Se la vocale su cui è segnata la dieresi è accentata, l’accento acuto e quello grave si pongono fra i due puntini, mentre l’accento circonflesso si pone sopra i due puntini: avremo così πραΰνω, addolcisco e γρηῧς, vecchia.

In realtà la dieresi è segnata raramente, perché, per capire che non c’è dittongo, basta osservare la posizione dell’accento e dello spirito: per esempio in ἄυλος (immateriale) accento e spirito sulla prima vocale fanno chiaramente comprendere che non si tratta di un dittongo (perché altrimenti essi sarebbero collocati sul secondo elemento).

 

IOTA SOTTOSCRITTO (e ASCRITTO)

È così chiamato un piccolo iota scritto sotto le lettere α, η, ω degli antichi dittonghi αι, ηι, ωι, che si scrivono ᾳ, ῃ, ῳ e si pronunciano a, e, o, perché il suono i dopo vocale lunga tra il IV e il II secolo a. C. si è indebolito fino a diventare muto.

Quando questi dittonghi sono scritti in lettere maiuscole, lo iota si scrive regolarmente accanto ad A, H, Ω, ma non si pronuncia, e si definisce iota ascritto (Αι, Ηι, Ωι): così Ἅιδης (Ade) si legge Hades.

 

                                                                                                   *****

 

In greco si trovano poi quattro segni di interpunzione: la virgola, il punto fermo, il punto in alto e il punto e virgola.

 

VIRGOLA

Corrisponde sia nella forma che nell’uso alla nostra virgola.

 

PUNTO FERMO

Corrisponde sia nella forma che nell’uso al nostro punto fermo.

 

PUNTO IN ALTO

Indicato con un punto posizionato in alto rispetto alla riga (⸱), corrisponde, a seconda del contesto, al nostro due punti o punto e virgola.

 

PUNTO E VIRGOLA

Corrisponde nella forma al nostro punto e virgola, ma indica il punto interrogativo.

 

Manca un segno corrispondente al nostro punto esclamativo: l’esclamazione è indicata da particelle o forme avverbiali.

 

[1] In alcuni vecchi testi due ρ contigui possono avere il primo spirito dolce e il secondo spirito aspro: Πύῤῥος (Pirro); nei testi più moderni, invece, sono solitamente omessi entrambi gli spiriti.

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