Tarentilla
in TESTI / NEVIO / L’ETÀ ARCAICA / LETTERATURA LATINA
Come una palla… (fr. 63 Traglia)
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Questi versi, che costituiscono il frammento più lungo che ci è stato tramandato della Tarentilla (La ragazza di Taranto), la commedia più famosa di Nevio, ci presentano il pungente ritratto di una fanciulla…
Quasi pila
in choro ludens datatim dat se et communem facit.
Alii adnutat, alii adnictat, alium amat, alium tenet.
Alibi manus est occupata, alii pervellit pedem,
anulum dat alii spectandum, a labris alium invocat,
cum alio cantat, at tamen alii suo dat digito litteras.
Come una palla,
che rimbalza in cerchio, si concede a uno e all’altro ed è di tutti.
A uno fa cenni, strizza l’occhio a un altro, amoreggia con uno, abbraccia l’altro.
Altrove è occupata la mano, a un altro sfiora il piede,
a uno dà l’anello da ammirare, chiama un altro a fior di labbra,
con uno canta, ma a un altro fa segni con il suo dito.
(traduzione di A. Micheloni)
Nei circa centocinquanta versi che ci sono rimasti delle trentacinque commedie attribuite a Nevio incontriamo le figure tipiche della Commedia nuova greca, da cui l’autore prende spunto per la sua produzione: il padre severo e burbero, il parassita, il giovane innamorato, l’avaro, il vecchio libidinoso, lo schiavo furbo, il soldato fanfarone, la cortigiana o etera… Proprio a una rappresentante di questa tipologia femminile devono essere riferiti i versi proposti, perché, nonostante gli scarsi frammenti della Tarentilla in nostro possesso, ne conosciamo la trama. All’inizio della vicenda narrata due giovani, accompagnati dai propri servi, si recano nella città di Taranto (Tarentum, da cui deriva il titolo), dove si danno alla pazza gioia, sperperando il denaro paterno in banchetti a cui partecipano in compagnia di una ragazza di facili costumi, la Tarentilla, di cui forse entrambi si innamorano…
La similitudine che apre il frammento traccia il ritratto proprio di questa disinibita fanciulla, che, durante il convito, passa con disinvoltura da un commensale all’altro come una palla nel cerchio dei giocatori. Questa immagine è stata probabilmente ispirata a Nevio dai versi di un autore greco vissuto nel IV secolo a. C., Antifane, che scrive: “prendendo una palla all’uno si dilettava di gettarla, l’altro intanto sfuggiva, un altro respingeva e faceva cadere, un altro faceva rialzare con stridule grida”. Come si può notare, i gesti compiuti sono molto simili (anche se nei versi di Nevio se ne aggiungono alcuni, per esempio il tracciare lettere sulla tavola, forse intingendo il dito nel vino), ma lo spunto viene del tutto trasformato, perché, grazie alle molteplici attività svolte contemporaneamente dalla giovane e civettuola fanciulla, la sua rappresentazione risulta, nei versi di Nevio, decisamente più… vivace rispetto a quella del modello greco.
Nonostante questo, non bisogna pensare che il ritratto abbia intenzioni moralistiche: il severo mos maiorum dei Romani non poteva che essere in contraddizione con la vita gaudente della città greca di Taranto, ma sicuramente tale differenza è presentata per indurre al riso e non certamente per impartire lezioni di moralità.
La dimostrazione di questo intento arriva anche dal fatto che il più grande commediografo romano, Plauto, si ricordò di questi versi nella sua Asinaria, dove, nel quarto atto, riprende quasi alla lettera i verbi che alludono ai segnali erotici che la giovane di Taranto manda ai commensali e il suo gesto di porgere l’anello. Questa citazione ci conferma che le commedie di Nevio furono molto apprezzate dai Romani, sicuramente per i contenuti divertenti e ridanciani che fecero del loro autore un degno predecessore di Plauto e un valido esponente del genere.
Merita un breve cenno anche la forma, molto curata, in particolare per quanto riguarda le figure retoriche di suono: nei versi si trovano, infatti, frequenti ripetizioni (per esempio del verbo dat), anafore (per esempio dei vocaboli alii e alium) e, soprattutto, allitterazioni (le più consistenti riguardano le consonanti m e n e le vocali a ed e); crea un effetto di musicalità anche la figura etimologica (cioè l’utilizzo di un verbo, di un sostantivo, di un aggettivo o di un avverbio che hanno la stessa radice), costituita, in questo caso, dall’avverbio datatim e dal verbo dat.
Analisi del testo
METRO: settenari trocaici (che conferiscono ai versi grande vivacità).
Pila: il vocabolo è utilizzato per indicare la palla in generale: sappiamo – per esempio da Marziale – che ne esistevano tanti tipi (identificate con nomi differenti), che erano riempite con materiali diversi (piume, pelle, sabbia…) a seconda delle tipologie di gioco per cui venivano impiegate.
ludens: participio nominativo femminile singolare congiunto a pila: in questo modo la palla sembra essere dotata di una volontà propria, che la rende personificata.
dat se et communem facit: l’aggettivo communem, predicativo dell’oggetto di se, sottolinea con forza il comportamento disinibito della fanciulla, anche grazie alla sua collocazione in chiasmo.
adnutat… adnictat: sono verbi che appartengono alla prima coniugazione; in entrambi il preverbio ad esalta l’azione, sottolineando, nel primo caso, l’avvicinamento (fa gesti da vicino, con fare provocante) e nel secondo l’intensificazione (sbatte di continuo le palpebre, con aria civettuola).
alibi: l’utilizzo dell’avverbio di luogo (da cui il nostro sostantivo alibi, che viene usato per dimostrare che si era in un altro luogo) costituisce una variatio rispetto ad alii e alium.
a labris: complemento di moto da luogo, perché indica da dove proviene il sussurro, richiamando l’attenzione sulle provocanti labbra della fanciulla.
suo digito: costituisce un complemento di mezzo; il possessivo suo, la cui presenza non è necessaria ai fini della comprensione del testo, può essere omesso nella traduzione.
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