Carina, Armonia, Menodota e Pasimnasta
in DONNE SEPOLTE IN TOMBE COMUNI / IL DEDICANTE NON È IDENTIFICABILE / LE DONNE NELLA FAMIGLIA / EPITAFI… E DONNE / EPITAFI DI ETA’ ELLENISTICA DEDICATI A FIGURE FEMMINILI / APPROFONDIMENTI / LETTERATURA GRECA
Numerosi epitafi ricordano delle figure femminili senza specificare chi sia il dedicante, cioè da chi siano stati posti o quale rapporto egli avesse con la deceduta. Alcuni di loro furono composti per donne sepolte in tombe comuni: non è sempre facile ricostruire i legami presenti tra defunti posti in una stessa tomba, anzi, a volte ciò è addirittura impossibile.
È proprio questo il caso, per esempio, di tre persone che non solo furono sepolte insieme ma che ebbero addirittura un epitafio comune:
1[Λ]εύκων. Αἰσχίνης. Καρίνη.
[ἡμ]ᾶς καί ζῶντας κοινόμ βίον ἥλιος ὥρα
3[καί τ]άφος εἷς φθιμένους δέξατο γηραλείους.
1Leucone. Eschine. Carina.
Mentre eravamo in vita, la stagione della giovinezza ci vide uniti
3e ora ci ha accolto, dopo esser diventati vecchi, anche nella morte, un’unica tomba.
Traduzione di A. Micheloni
Questa iscrizione, incisa su un blocco di marmo bianco (probabilmente la base di un monumento funebre), proviene dalla città di Arkesine, vicino a Karpathos; è stata scritta con lettere molto piccole e accurate, sulla base delle quali è possibile datarla al III secolo a.C. Essa risulta, nonostante la sua brevità, di notevole interesse letterario, perché attesta che la struttura euripidea (Alc. 329 e 991-2) che pone in contrapposizione i termini ζῶσα (in vita) e θανοῦσα (in morte) era ormai diventata un elemento del patrimonio di formule destinate alle tombe. Di più non ci è dato di conoscere: non sappiamo, dunque, se queste tre persone siano state amiche oppure unite da altri legami.
Un secondo epitafio presenta un testo molto lacunoso, inciso su una stele proveniente da Kition, nell’isola di Cipro: esso, databile agli inizi del II secolo a.C., ricorda un uomo e una donna:
1[-υυ -υυ -ὑπό σ]άματι τῶιδε τ[έθαπται],
[-υυ -υυ -πατρός ἔ]χων ὄνομα
[ὅν ποτε γεινάμενον κλειν]ά Μίλατος ἔθρε[ψε],
[νῦν δὲ καταφθίμενον γᾶ κατέ]χει Kιτιάς.
5[-υυ -υυ ἐσαθρ]εῖς τάφον, ἅν υυ – υ
[-υυ -υυ -οὔνομ]α δ’ ᾿Αρμονία.
1… è sepolto in questa tomba,
ed ebbe il nome del padre:
l’illustre Mileto un tempo allevò colui che fu il padre
ed ora, dopo che è morto, lo tiene la terra di Citio.
5guardi la tomba…
(ebbe) nome Armonia.
Traduzione di A. Micheloni
Anche in questo caso non possiamo stabilire con assoluta certezza il rapporto di parentela che esisteva tra i due defunti e, in particolare, se questo illustre personaggio fosse o meno lo sposo di Armonia: sulla stele, infatti, è lasciato molto spazio libero tra i versi 4 e 5, ed è quindi arbitrario pensare a una coppia di sposi. Il cattivo stato di conservazione del testo non permette di aggiungere molto, se non che esso era impostato sull’opposizione tra terra d’origine e luogo di sepoltura dei defunti.
Un terzo epitafio, che ricorda anch’esso due defunti, fu inciso, nel II secolo a.C., su una stele proveniente da Smirna:
1[ὅσδε νεκρ]ούς κ[ρύπτει δοιούς τάφος, ὦ παροδίτα],
Μηνοδότης Χαρ[ίου τ᾿ ὀστέα δεξάμενος].
ἀλλ᾽ ὁ μὲν εἰκοστό[ν πλήσας ἔτος ἔλλιπεν αὐγάς]
ἀελίου, σκληρόν δαίμ[ον’ ἐπαντιάσας].
5ἁ δέ κατά προτέροιο χυ – υυ -υυ -υ
δακρυτάν φθιμένων α[ὖλιν ἔβα υυ-]
εὐσεβέας νεκύων χῶρο[ν υυ -υυ –υ]
τίμιον· ἁ ζωά δ᾽ ὡς ὄναρ ἅ [δέ βροτοίς].
1Questa tomba nasconde due cadaveri, o viandante,
avendo accolto le ossa di Menodota e di Cario.
L’uno lasciò i raggi del sole avendo concluso il ventesimo anno (di vita)
dopo essersi imbattuto in un duro destino;
5l’altra prima…
andò al compianto luogo di riposo dei morti…
campo della pietà dei morti…
onorato: la vita, per gli esseri mortali, è come un sogno.
Traduzione di A. Micheloni
Questo epitafio era posto su una tomba comune, in cui furono deposti un ragazzo e una ragazza: anche in questo caso lo stato frammentario del testo non ci permette di sapere né chi furono né che rapporto ebbero tra loro (se il prima dopo cui si apre una lacuna sta ad indicare, per esempio, prima della morte del ragazzo, forse essi furono fratello e sorella). La parte più interessante del testo è senza dubbio costituita dalla chiusa, che propone un motto proverbiale che doveva servire come consolazione per i defunti, in cui si avverte tutta la malinconia – tipica del periodo – che porta a considerare la vita come piena di illusioni e di sogni: questo motto ha avuto, nel tempo, una grande fortuna, come attesta – tanto per citare un esempio – l’ultimo verso del sonetto proemiale del Canzoniere petrarchesco (che quanto piace al mondo è breve sogno).
Un quarto epitafio conferma l’usanza di seppellire defunti, appartenenti alla stessa famiglia, in una tomba comune. Esso fu inciso su una stele marmorea (ora mutila nella parte inferiore) proveniente da Hyrtakina – nell’isola di Creta – nel III secolo a.C.: le lettere sono accurate ma l’epigramma è scritto in modo irregolare (il primo verso si trova sull’ornamento superiore, i versi 2-3 sono vicini al bordo più alto della stele e il verso 4 è collocato dopo un largo spazio bianco sotto il verso 3).
1‘Ερμαίαμ παρ᾿ἰδόντα ἐπί δεξιά | κεῖμαι <ὁμεύνου>
Σωσάρχου θυγάτ|ηρ Πασιμνάστα, Περγαμί|α τό γένος.
Prima di dare la traduzione di questo epitafio è opportuno fare una precisazione. Per lungo tempo il nome ‘Ερμαίαμ è stato inteso come un riferimento al dio Ermes, che tra i suoi compiti aveva anche quello – già attestato da Omero – di accompagnare le persone buone, dopo la loro morte, nella sede dei beati (incombenza peraltro confermata anche dalla preghiera del coro dell’Alcesti di Euripide e dalle raffigurazioni di numerose anfore funerarie): questo vocabolo è stato pertanto tradotto e inteso come una statua di Ermes.
Io ho invece scelto di seguire la proposta di uno studioso tedesco, il Wilhelm, che intende ‘Ερμαίαμ come l’accusativo singolare di un nome proprio femminile, attestato in numerose iscrizioni cretesi: in questo modo Pasimnasta risulta essere stata sepolta alla destra di un’altra donna, Ermaia. La traduzione del testo può dunque essere:
1Quando si vede (la tomba di) Ermaia è a destra che riposo,
io, Pasimnasta, figlia di Sosarco, di stirpe pergamena.
Traduzione di A. Micheloni
Questa traduzione ci permette di comprendere che l’epitafio fu realizzato per una tomba comune, o meglio per due tombe poste una vicina all’altra, affinché queste due donne (forse madre e figlia?) potessero essere ricordate insieme dai loro concittadini. Tutti gli studiosi sono infatti d’accordo nel ritenere che l’aggettivo pergamena non si riferisca alla famosa città dell’Asia ma a una omonima città che sorgeva nell’isola di Creta, non lontano da Cydonia.

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