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grammatica e letteratura italiana | latina | greca

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Bitto ed Erato

in DONNE NON ELOGIATE / IL DEDICANTE NON È IDENTIFICABILE / LE DONNE NELLA FAMIGLIA / EPITAFI… E DONNE / EPITAFI DI ETA’ ELLENISTICA DEDICATI A FIGURE FEMMINILI / APPROFONDIMENTI / LETTERATURA GRECA

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In questa sezione prendiamo in considerazione due epitafi che sono molto avari di notizie a proposito delle defunte che commemorano.

Il primo fu composto per una donna di cui ci vien fatto sapere solo il nome del padre (o, forse, dello sposo):

1[ἦ ζωόν π]ροτέρων [μίμνει κλέος -υυ -υ]
Ἑλλάδι ἐν εὐρυχόρω[ι -υυ -υυ -]
3καί τήνδε, ἥν κεύθει σατ[υρ -υυ -υυ -υ]
Bιττοῦν τήν Γλαύκου -υυ -υυ –

1Invero la fama degli antenati resta viva…
nella grande Ellade …
3e anche costei, che nasconde…
Bitto, figlia (o sposa) di Glauco

L’epigramma, inciso su una lastra di marmo proveniente da Samo e databile al 300 a.C. circa, ricorda Bitto, figlia (o sposa) di Glauco, membro di una illustre famiglia. A causa delle cattive condizioni di conservazione del testo non possiamo purtroppo leggere molto, ma è importante sottolineare che, ancora una volta, una donna viene commemorata come membro, a pieno titolo, di una illustre famiglia: la presenza di un καί che congiunge strettamente Bitto alla gloriosa stirpe di cui si tesse l’encomio (anche se purtroppo la frammentarietà del testo non consente di specificare con quale figura la defunta fosse messa in rapporto) è decisamente molto significativa per illustrare la considerazione delle donne in età ellenistica.

Risulta decisamente più interessante il secondo epitafio, che fu inciso nel III secolo a.C. su una stele proveniente da Daulis, nella Focide:

 

1τοῦτο μόνον θνητοῖς ἶσον πέλει ἐγ Διός αἴση‹ς›,
πᾶσι θανεῖν καί φῶς ἠελίοιο λιπεῖν.
3[εἰ] δ᾽ ἦν ἀργυρίου καί χρυσίου αὐτό πρίασθαι,
[οὐδ]είς ἄν πλουτῶν εἰς ᾿Αΐδου κατέβη

1Questo solo è uguale per tutti i mortali, per volere di Zeus,
il morire e il lasciare la luce del sole.
3Se fosse possibile comprarlo con l’oro e con l’argento,
nessun ricco scenderebbe nell’Ade.

L’iscrizione, incisa su una pietra calcarea sormontata da un frontone, faceva probabilmente parte di un monumento funebre alquanto elaborato, posto per una ricca abitante di Daulis, Erato, il cui nome fu scritto sopra l’epitafio con lettere un po’ più grandi del resto.

Il testo, abbastanza completo, è inciso con le mescolanze dialettali che sono tipiche della κοινή, la lingua greca comune che si diffuse in età ellenistica: vi si trovano infatti forme ioniche (ἠελίοιο, ‘Αΐδου con dieresi e alfa breve) e forme attiche (θνητοῖς, φῶς, ἄν…).

I parenti di Erato pensarono di renderle l’estremo omaggio con un epitafio che non ricordasse i suoi meriti e le sue virtù, ma che sottolineasse l’inesorabilità del destino umano: il detto che fu utilizzato è una semplice variazione del motivo la morte è uguale per tutti, tipico della filosofia greca popolare. Che questo motivo derivi dall’ambito filosofico – letterario può essere confermato da un passo di una tragedia di Euripide, l’Alcesti, in cui, al verso 59, la Morte in persona dice ad Apollo che, se fosse possibile, chi ha denaro si comprerebbe il privilegio di morire da vecchio. Da questo – e analoghi passi – proviene dunque il motivo popolare, che passò poi nella letteratura latina, come vediamo in un Carme di Orazio (I, 4, 13-14) in cui si legge Pallida morte con equo piede batte ai tuguri dei poveri, alle alte case dei re.

Il motivo popolare della morte che agisce – come direbbe il famoso Totò – da livella dovette sembrare ai parenti di Erato un bel modo per ricordare la defunta, poiché esso consentiva loro di accennare alla nobiltà della donna in modo allusivo e decisamente elegante, anche senza citare i dati strettamente biografici (che forse potevano aver trovato posto in qualunque altra parte della stele, anche perché era d’uso scrivere in un’altra sede il nome della defunta, il patronimico e il nome dello sposo).

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