Tre giovani fiorentine camminano
in TESTI / DINO CAMPANA / TRA OTTOCENTO E NOVECENTO / LETTERATURA ITALIANA
In questa lirica Dino Campana descrive tre giovani donne fiorentine che passeggiano nella luce del sole di primavera. La loro vitalità trasmette una sensazione molto positiva, che il poeta riproduce nel ritmo allegro e cadenzato dei suoi versi.
1Ondulava sul passo verginale1
ondulava la chioma musicale2
nello splendore del tiepido sole
eran tre vergini e una grazia sola
5ondulava sul passo verginale
crespa e nera la chioma musicale
eran tre vergini e una grazia sola
e sei piedini in marcia militare3.
Da D. Campana, Canti orfici e altre poesie, Garzanti, Milano.
1Ondulava sul passo verginale1
ondulava la chioma musicale2
nello splendore del tiepido sole
eran tre vergini e una grazia sola
5ondulava sul passo verginale
crespa e nera la chioma musicale
eran tre vergini e una grazia sola
e sei piedini in marcia militare3.
Da D. Campana, Canti orfici e altre poesie, Garzanti, Milano.
Alla base della scrittura poetica di Campana c’è il bisogno di sfuggire dal presente e dalla realtà – pieni di sofferenza e di inquietudine – per rifugiarsi in un altrove che possa dare serenità: gli strumenti che consentono questa fuga sono il sogno, il mito e la visione.
Lo schema messo in atto per la visione è sempre il medesimo: il poeta parte da un elemento concreto che via via si dissolve in altro, portandolo lontano da quell’hic et nunc (qui e ora) che lo addolora e lo angoscia. Questo allontanamento è ottenuto con due espedienti: la presenza di suggestioni fonico, musicali e coloristiche e il ricorso alla tecnica della ripetizione.
In questi versi le suggestioni fonico – musicali sono ottenute con la ripetizione di suoni consonantici, al punto che le parole che compongono la lirica sembrano essere fatte solo di n, di l, di v, di m…: queste allitterazioni hanno il compito di suggerire alle orecchie dell’ascoltatore la musicalità di una marcia, a cui allude il testo, un andamento ritmico messo in risalto anche dalla posizione degli accenti dei versi (tutti endecasillabi), molto vari per collocazione. Questo effetto viene ulteriormente amplificato (oltre che dalla presenza di rime, assonanze, consonanze e addirittura di parole rima) dalla ripetizione di interi versi, identici o con lievi variazioni, spesso per mezzo della figura retorica dell’anafora (particolarmente forte e significativa quella dei verbi ondulava ed eran).
Questi espedienti fanno sì che i vocaboli si carichino di nuovi significati, passando dal concreto all’astratto: i primi tre versi descrivono infatti il passo spedito delle tre giovani ragazze, che fa ondeggiare le loro chiome (con una sinestesia che fonde la percezione visiva e quella uditiva) nello splendore del sole; i successivi tre versi presentano le fanciulle con il termine vergini, che le proietta in un mondo quasi mitologico in cui il dato cromatico (il nero dei capelli) cattura lo sguardo dello spettatore, che le percepisce come un’unica affascinante creatura che si muove in un altrove di ritmo, grazia e musicalità (come suggerisce anche il passaggio dal presente del titolo – il tempo della realtà – all’imperfetto, che le trasporta in un passato lontano e indefinito); gli ultimi due versi, però, mettendo in rapporto i piedini delle fanciulle con la marcia militare creano un contrasto – quasi ossimorico – che fa svanire la visione e che inserisce di nuovo i piedini nel ritmo incalzante della vita, con le durezze e le asperità che essa porta inevitabilmente con sé…
Il passaggio tra le due dimensioni è ottenuto anche per mezzo di un attento lavoro sulla sintassi: all’inizio essa ha infatti un andamento discorsivo, che pian piano sfuma nell’evocativo grazie alla progressiva eliminazione dei verbi e alla totale assenza di punteggiatura. Accompagna e suggerisce questo passaggio anche la scelta di fare in modo che ogni unità di significato – costituita da un’intera frase o da una sua parte – termini alla fine del verso, una struttura paratattica che esalta il ritmo, il vero protagonista della lirica.
La scelta della visione e della tecnica della ripetizione è determinata dalla volontà del poeta di tentare di ricomporre una realtà complessa attraverso parallelismi e corrispondenze, che gli danno l’illusione di poterla governare: non è un caso che le fanciulle siano tre ma che la grazia sia una sola, come se il loro movimento – perfettamente sincronizzato – creasse quella reductio ad unum che dà all’uomo la speranza (o l’illusione?) di poter conoscere la molteplicità che lo circonda riducendola a un’unica origine o a un unico principio esplicativo. Campana è infatti fermamente convinto che la poesia sia l’unico strumento in grado di penetrare nei misteri della realtà: per lui solo la poesia può rivelare, tramite improvvise e inspiegabili intuizioni, le misteriose analogie che esistono tra le cose e lo spirito dell’uomo. Così, in questa lirica, per esempio, la grazia delle tre giovani donne mostra al poeta la gioia e la festosità della giovinezza, che sembrano poter essere un antidoto ai mali del mondo, sia per chi vive questa stagione della vita sia per chi, come lui, la vede vissuta da altri.
Ma il lettore colto non potrà non cogliere, nella grazia delle tre fanciulle, anche un rimando alle tre Grazie, le divinità greche della bellezza e dell’eleganza, e, nel loro modo di camminare, proprio a Firenze, non potrà non riconoscere l’incedere di Beatrice descritto da Dante Alighieri nel sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare: alla celebrazione della gioventù, della bellezza e della grazia femminile si aggiunge, allora, anche quella della poesia, che svela questi valori, donando all’uomo brevi momenti di serenità…
Note
1. Verginale: da fanciulla.
2. Musicale: quasi a tempo di musica.
3. In marcia militare: a passi cadenzati, come quelli dei soldati in marcia.
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