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Il cosmo dantesco

in INTRODUZIONE ALLA COMMEDIA / LECTURA DANTIS

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Dante Alighieri è un uomo del Medioevo: non stupisce, pertanto, che la sua concezione dell’universo (la cosmologia) affondi le proprie radici nella religione. Dante concepisce infatti l’universo come mirabilmente creato e retto dalla volontà divina: in esso tutto ha pertanto un posto e un senso precisi.

Proprio per questo motivo i luoghi in cui è ambientato il poema presentano una struttura simmetrica e perfettamente articolata che rispecchia l’ordine universale voluto da Dio: l’Inferno è composto da nove cerchi preceduti da un Antinferno, il Purgatorio da sette cornici precedute da un Antipurgatorio e l’Empireo contiene i nove cieli.

Ogni luogo accoglie un gruppo di anime ben definito: l’Inferno quelle che, a causa dei comportamenti scorretti, sono condannate a patire delle pene per l’eternità, il Purgatorio quelle che devono scontare i peccati commessi in Terra fino a quando raggiungeranno la purificazione, che consentirà loro di entrare in Paradiso, il luogo in cui si gode per sempre di una perfetta beatitudine, che consiste nella contemplazione di Dio e nel sentirsi completamente uniformati alla sua volontà.

Il pensiero filosofico che sta alla base di questa concezione è quello del filosofo, geografo e astronomo egiziano Claudio Tolomeo, che nel II secolo d.C. diede una sistemazione alla cosmologia aristotelica, dando vita alla teoria tolemaica (o geocentrica), la cui validità sarà messa in discussione solo nel 1543 da Copernico.

Secondo questa teoria la Terra, che ha forma sferica, è immobile al centro dell’universo (di qui il nome geocentrismo), che coincide col sistema solare. Questa posizione è ovviamente determinata dal posto che l’uomo ha nel progetto divino: poiché egli è la creatura più importante, è naturale che il luogo che lo ospita abbia una posizione centrale nell’universo.

La Terra fa parte del mondo sublunare (posto, cioè, al di sotto del cielo della Luna) ed è separata da quello celeste dalla Sfera del fuoco. È suddivisibile in due emisferi, quello delle acque (o australe o meridionale) e quello delle terre emerse (o boreale o settentrionale), i cui confini sono segnati a est dal fiume Gange e a ovest dalle Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra). L’emisfero delle terre emerse è abitato, mentre l’altro è completamente disabitato.

Attorno alla Terra si trovano nove sfere concentriche, le sfere celesti, che si muovono con moto circolare intorno all’asse dell’eclittica per influsso della sfera più esterna, il Primo mobile, che ruota intorno all’asse terrestre. Questo movimento è determinato dal loro desiderio di unirsi a Dio, motore immobile dell’universo: il movimento è infatti l’espressione della ricerca di perfezione e Dio è già perfetto.

Tutti i cieli sono collocati nel decimo cielo, l’Empireo – aggiunto al sistema tolemaico dalle scuole medioevali europee – che li contiene tutti e che è immateriale e immobile perché sede di Dio, degli angeli e dei beati.

Il movimento si trasmette di cielo in cielo attraverso le intelligenze angeliche preposte a ciascuno dei nove cieli, in cui si trovano – oltre al Sole e alla Luna – i cinque pianeti allora noti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) e le Stelle Fisse.

In tutto l’universo Dio si manifesta, secondo una concezione che risale al neoplatonismo, come una forza insieme fisica ed etica fatta di luce e di amore (claritas et caritas), che si riverbera in modo diverso nelle sue diverse parti.

La cosmogonia (la concezione dell’origine del mondo) dantesca spiega la formazione del cosmo facendo riferimento alla visione cristiana di San Tommaso d’Aquino, della Scolastica, di Sant’Agostino e dei Padri della Chiesa, di Alberto Magno e di Brunetto Latini: essa vede come poli estremi Dio (inteso come spirito, luce e amore) e Lucifero (che, al contrario, incarna la materialità, il buio e il male).

La Terra, che ora appare nell’emisfero boreale e che ha al centro la città di Dio, Gerusalemme, in origine emergeva nell’emisfero più nobile, quello australe, illuminato dalle quattro virtù cardinali. Quando però, secondo il racconto della Bibbia (Isaia, 14,12 ed Ezechiele 28, 12 -19), Lucifero, angelo ribelle, venne scagliato da Dio sulla Terra e cadde nei pressi di Gerusalemme, la Terra, inorridita dal contatto con questo essere immondo, si ritrasse inabissandosi sotto le acque e creando, contemporaneamente, una immensa voragine a forma di imbuto, l’Inferno, il luogo della colpa irrimediabile e della disperazione eterna, alla cui base si trova conficcato Lucifero, all’altezza della vita e a testa in giù (la parte superiore del corpo è dunque nell’emisfero settentrionale, mentre quella inferiore nell’emisfero meridionale). È questo il motivo per cui le terre abitate si trovano “a rovescio”, cioè sotto l’emisfero delle acque: la loro posizione originaria è stata invertita dalla caduta di Lucifero, che ha sovvertito i valori della religione.

La massa di terra che si era ritirata al contatto con Lucifero ha formato, riemergendo nell’emisfero opposto, la montagna del Purgatorio, il luogo dell’espiazione e della speranza della redenzione, collocato in mezzo all’Oceano, esattamente agli antipodi di Gerusalemme. Questa montagna è raggiungibile tramite un cunicolo (la natural burella) che collega il centro della Terra, in cui si trova Lucifero, con la sua spiaggia, percorrendo quello che Dante chiama l’axis mundi, la retta ideale che unisce Gerusalemme (il luogo del sacrificio di Cristo, che redime l’uomo dal peccato di Adamo) con il centro della Terra (il covo del male) e con l’Eden, il meraviglioso giardino del Paradiso terrestre posto sulla cima del monte del Purgatorio, il luogo della redenzione che porta al Paradiso, dove la linea si conclude. Questo axis mundi contiene dunque un segno evidente della storia dell’uomo e dell’umanità, che è fatta di colpa e di redenzione, attraverso l’espiazione dei peccati.

È interessante ricordare che in origine il Purgatorio non esisteva: la concezione dell’aldilà cristiano prevedeva, infatti, l’opposizione di Inferno e Paradiso, con un dualismo ereditato dal mondo classico, in cui i Campi Elisi (il Paradiso pagano) si opponevano all’Ade (l’Inferno), entrambi collocati, proprio come nella concezione cristiana, in due luoghi diversi. Per gli antichi cristiani esisteva solo il Paradiso terrestre, una sorta di collegamento tra questi due mondi, posto sulla Terra ma in cima a una montagna, a segnare la tensione verso il cielo; nelle carte geografiche medioevali esso era generalmente collocato in un indefinito estremo Oriente.

Già dal II – IV secolo, però, i cristiani cominciarono a domandarsi che sorte avessero i peccatori nel lasso di tempo tra la morte e il giudizio universale, se questo tempo potesse essere utilizzato per rimediare alle loro colpe e, soprattutto, se potesse esserci una collocazione per le anime di coloro che non erano stati né del tutto buoni ma neppure del tutto malvagi. Questi dubbi erano sollecitati anche dalla lettura di alcuni passi dei testi sacri, che, pur non accennando mai a un luogo preciso, sembravano dare indicazioni in merito alla possibilità di espiare le colpe: nel capitolo 12 del suo Vangelo Matteo parla, infatti, della remissione dei peccati in un mondo futuro; Luca, nel capitolo 16 del suo Vangelo, sembra ambientare in una sorta di Purgatorio la parabola di Lazzaro e del ricco epulone; infine un’Apocalisse apocrifa, molto diffusa nel Medioevo, lasciava intendere l’esistenza di un luogo in cui le anime sostano in attesa che si compia la misericordia di Dio.

Così, attorno al 1150 – 1250, si cominciò a teorizzare la presenza di un Purgatorium, un luogo in cui si potevano collocare i peccatori destinati a espiare (cioè a purgare) i loro peccati con una pena che poteva essere abbreviata dalle preghiere di chi restava sulla Terra. Fu San Tommaso a preparare un testo teologicamente valido che tracciava la fisionomia di questo luogo, che fu riconosciuto e approvato come argomento di fede dalla Chiesa nel secondo Concilio di Lione, tenutosi nel 1274.

La nascita del Purgatorio determinò il consolidamento di alcuni punti fermi della religiosità medioevale: la certezza dell’immortalità e della resurrezione dei morti (che portò al definitivo abbandono della teoria della reincarnazione delle anime); la convinzione di un doppio giudizio per i defunti, uno al momento della morte (su cui insiste l’evangelista Luca), l’altro in quello del giudizio universale (messo in risalto da Matteo); la ferma attribuzione all’uomo di una responsabilità individuale legata al libero arbitrio, per cui chi sbaglia è colpevole e responsabile delle proprie azioni; infine l’importanza data al corpo umano, di cui ogni anima tornerà in possesso dopo il giudizio universale.

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