La dimesione spazio – temporale
in INTRODUZIONE ALLA COMMEDIA / LECTURA DANTIS
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La dimensione spazio – temporale della Commedia è un elemento fondamentale, poiché nell’opera si racconta un viaggio, cioè un movimento in uno spazio e una successione di fatti che avvengono nel tempo: l’inizio della Commedia vede infatti Dante in una selva oscura, il luogo da cui prende il via un cammino che lo porterà a muoversi, per alcuni giorni, in tre regni ultraterreni. Lo spazio della Commedia è dunque, al contempo, fisico (la Terra, dove si colloca la partenza e dove tornano con il pensiero le anime incontrate), metafisico (Inferno, Purgatorio e Paradiso, luoghi rappresentati come fisici, ma che hanno una forte rilevanza spirituale) e simbolico (dal peccato – Inferno – alla redenzione – Paradiso -).
La direzione del movimento nello spazio è quella dal basso verso l’alto, una direzione che non è solo geografica e fisica, ma anche – e soprattutto – morale e simbolica: la redenzione porta infatti l’uomo dall’abisso del peccato, collocato nelle viscere della Terra, alla beatitudine celeste, nell’alto dei cieli. La discesa che Dante fa nell’Inferno è dunque, in realtà, un’ascesa spirituale che egli compie verso il Purgatorio, perché i turbamenti e le sofferenze che prova nell’Inferno assomigliano a quelle che gli Ebrei patirono durante la schiavitù d’Egitto, una chiara metafora del peccato, che lega e abbrutisce l’uomo con le sue diaboliche catene: non è un caso che le anime che giungono dalla Terra alla spiaggia del Purgatorio intonino subito il Salmo 113 In exitu Israel de Aegypto, che celebra proprio la fine della schiavitù.
Questa direzione di movimento, che propone l’ascesa come naturale, non presenta alternative perché rispecchia l’ordine del mondo voluto da Dio: la libertà dell’uomo consiste nell’accettarla (e allora egli sale verso la luce, cioè la salvezza) o nel rifiutarla (e allora scende verso il buio, cioè la dannazione: la luce è infatti il simbolo della presenza di Dio, motivo per cui essa è completamente assente nell’Inferno e, al contrario, piena nel Paradiso, fino a diventare abbagliante nel momento della visione di Dio).
Anche la posizione del movimento nello spazio è ben definita e ha un valore simbolico: scendendo, infatti, Dante tiene sempre la sinistra (con una sola eccezione), la parte che nelle tradizioni antiche ha spesso valenza negativa (anche noi, oggi, parlando di un incidente, lo definiamo un sinistro), mentre salendo mantiene la destra, la retta via che porta alla salvezza. Risulta emblematico, in questo senso, il folle viaggio di Ulisse, che si svolge lungo una linea orizzontale e dal lato sinistro.
La dimensione temporale si articola, invece, in due ambiti: l’eternità, cioè la condizione temporale delle anime e dei regni dell’Inferno e del Paradiso, e il regolare scorrere del tempo, scandito in ore e giorni, che è proprio di Dante – uomo che appartiene ancora al tempo del mondo – e del regno del Purgatorio, dove si trascorre solo il tempo necessario all’espiazione dei peccati. Vi è, in realtà, una terza dimensione temporale, quella delle anime che raccontano la loro vita recuperandone il tempo terreno, che torna così a vivere grazie alle loro parole. Per questo motivo si può definire la dimensione temporale della Commedia, con Erich Auerbach, una temporalità nell’eternità senza tempo.
La dimensione dello scorrere del tempo risulta marcata nel Purgatorio, dove quattro albe e tre tramonti scandiscono i tempi della purificazione dal peccato; essa è invece meno rilevante nell’Inferno, dove l’assenza di luce rende difficile la percezione del tempo che passa e, soprattutto, nell’ultima parte del viaggio, quella nel Paradiso e nell’Empireo, dove Dante la omette intenzionalmente, per sottolineare come la sua mente e il suo cuore siano completamente persi nella contemplazione di quanto gli è dato di vedere.
La presenza di un tempo umano permette di definire la cronologia del viaggio dantesco, che si colloca nel 1300, durante il Giubileo indetto da Papa Bonifacio VIII: in quell’anno, per la prima volta, seguendo una tradizione di origine ebraica, si stabiliva un’indulgenza plenaria – cioè la totale remissione dei peccati – per tutti coloro che si fossero recati in pellegrinaggio a Roma.
La scelta di questo anno non è affatto casuale, ma determinata, come ogni singolo elemento della Commedia, da motivi ben precisi. Il primo è il fatto che Dante nel 1300 ha 35 anni: poiché la durata media della vita era stimata – anche sulla base dei testi sacri, in particolare della Bibbia – sui 70 anni, questa età segna il passaggio dalla giovinezza alla piena maturità, con la necessità di fare un bilancio su quanto vissuto fino a quel momento (bilancio che, per Dante peccatore, non è positivo). In secondo luogo la presenza di un evento di portata universale come il Giubileo permette a Dante di rendere comune a tutti gli uomini questa esigenza di cambiamento, di pentimento e di una vera e propria rigenerazione spirituale e morale: il suo viaggio diventa, così, il viaggio di tutti gli uomini che si incamminano, con lui, sulla via della redenzione. A ciò si aggiunge la scelta di ambientare il viaggio durante la Settimana Santa, che è da sempre un momento di profondo rinnovamento spirituale per tutta la cristianità.
L’arco temporale occupato dalla Commedia si estende, sulla base dei riferimenti astronomici e liturgici presenti nel testo, dalla notte tra il 7 e l’8 aprile (venerdì santo) al 14 dello stesso mese. Più precisamente:
venerdì 8 e sabato 9
| Inferno |
domenica 10 (Pasqua), lunedì 11, martedì 12 e mercoledì 13 (fino a mezzogiorno)
| Purgatorio e Paradiso terrestre |
giovedì 14
| Paradiso ed Empireo |
Alcuni commentatori anticipano l’inizio del viaggio al 25 marzo: questo giorno, oltre a essere vicino all’equinozio di primavera – un periodo dell’anno considerato favorevole – era ritenuto quello della creazione del mondo e segnava, nel calendario fiorentino antico, l’inizio dell’anno nuovo (nella città vigeva infatti la datazione ab incarnatione, cioè dal concepimento di Cristo, anziché quella a nativitate, cioè dalla nascita). Accolto questo inizio, il viaggio, cominciato nella notte tra il 24 e il 25 marzo, termina quindi il 31 marzo.
La scelta di celebrare Dante il 25 marzo con il Dantedì nasce proprio da questa seconda ricostruzione della cronologia del suo viaggio.
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