LA SOFISTERIA Logo 240x110 FFE5AD
LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITOLA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA Logo 370

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITO
LA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

LA FORMAZIONE DELL’ITALIANO: morfologia, lessico e sintassi

in IL MEDIOEVO / LETTERATURA ITALIANA

LA SOFISTERIA icona 163x255 6E0813

MORFOLOGIA

La comparsa dell’articolo

 

La lingua latina classica non faceva uso dell’articolo, perché la funzione logica di ogni sostantivo era evidenziata dalla desinenza, la parte variabile della parola. Quando, a causa della caduta delle consonanti in fine di parola, si indebolì – e poi venne meno, come visto – il sistema flessionale delle desinenze, i parlanti del latino volgare dovettero sopperire alla mancanza di questi elementi distintivi creando altri elementi in grado di evidenziare le funzioni logiche delle parole: fu proprio questo il motivo per cui cominciarono a servirsi dell’aggettivo dimostrativo ille / illa, quello / quella, quasi per indicare col dito ciò a cui si faceva riferimento.

 

Si assiste dunque a un’evoluzione di questo tipo:

 

LATINO CLASSICO Homo est mortalis
LATINO VOLGARE Ille homo est mortalis
ITALIANO ANTICO Illo / lo omo est mortale
ITALIANO L’uomo è mortale

 

Nacque così l’articolo determinativo: da IL(LE) > il, da (IL)LUM > lo, da (IL)LI > li (e poi gli), da (IL)LAE > le, da (IL)LA > la e da (ILL)I > i. Ben presto l’articolo, fondendosi con le preposizioni – sempre più impiegate, al posto delle desinenze, per segnalare la funzione del sostantivo nella frase – diede vita alle preposizioni articolate.

L’articolo indeterminativo deriva, invece, dall’aggettivo unus, che in latino classico significa uno solo, uno.

 

La creazione di tempi verbali composti

 

Il latino classico non conosceva l’uso dei tempi verbali composti (cioè quelli costituiti dalle forme di un ausiliare – essere o avere – e da un participio passato). Non esisteva, quindi, il passato prossimo: esso nacque da forme come habeo caballum bonum (ho un buon cavallo), in cui si sostituì all’aggettivo un participio passato passivo per ottenere espressioni come habeo caballum comparatum (ho un cavallo comprato), che diventò ben presto ho comprato un cavallo.

Con questo sistema le lingue romanze crearono altre forme per esprimere i tempi composti del passato nell’indicativo e nel congiuntivo, come per esempio habebam caballum comparatum, avevo comprato un cavallo.

 

La creazione del condizionale

 

Lo stesso avviene per il modo condizionale: il latino classico, infatti, possedeva il congiuntivo, ma non conosceva il condizionale. Questo modo nasce dall’unione del tempo perfetto (che corrisponde al passato remoto italiano) del verbo habēre preceduto dall’infinito di un verbo: comparare habuit (ebbe da comprare) > comprerebbe.

 

La creazione di un nuovo modo per esprimere il futuro

 

La nascita del condizionale ha un legame strettissimo con il nuovo modo di esprimere il futuro nel latino volgare. Dato che alcune forme di futuro nel latino classico potevano essere confuse con il congiuntivo (nella terza e quarta coniugazione), i parlanti lo sostituirono con una forma più semplice e chiara: l’indicativo presente del verbo habēre e l’infinito di un verbo. Una frase come habeo comparare significava, infatti, ho da comprare, nel senso di dovrò comprare: di qui la sua evoluzione in comparare habeo > comparare aveo (poiché la consonante b intervocalica diventa v) > comparare ao (per la caduta della consonante intervocalica) > comprarò > comprerò.

 

LESSICO 

In ambito lessicale si assiste a due fenomeni. Il primo è la scomparsa del genere neutro, che fa sì che i vocaboli di questo genere confluiscano in quello maschile; il secondo, ben più importante, è una sorta di ruralizzazione del lessico, termine con cui si indica il fenomeno per cui se esistevano più parole per definire lo stesso oggetto è passato nel volgare il termine più popolare e non quello utilizzato dagli scrittori dotti, che resta presente solo nei vocaboli di livello più alto. Vediamone insieme alcuni esempi particolarmente significativi.

 

FUOCO: IGNIS ↔ FOCUS

In latino esistevano due vocaboli per esprimere il concetto di fuoco: ignis, proprio del latino classico e di origine indoeuropea (in antico indiano, infatti, fuoco si dice agníh), e focus, del latino volgare, che indicava il focolare domestico e si contrapponeva ad ara, termine che i Romani usavano per il fuoco votivo offerto agli dei. Dal IV secolo d. C. il termine focus si diffuse, a scapito di ignis, per indicare il fuoco in generale. Per questo motivo tutte le lingue romanze presentano parole che sono la continuazione di focus: il francese feu, lo spagnolo fuego, il portoghese fogo, il romeno foc. Se però si prende in considerazione l’ambito linguistico più alto si trova, per esempio, l’aggettivo ignifugo, a riprova dell’uso di questo vocabolo da parte dei parlanti più colti.

 

CAVALLO: EQUUS ↔ CABALLUS

In latino classico il termine usato per il cavallo era equus, un nome di origine indoeuropea (che ritroviamo infatti in antico indiano, dove cavallo si dice acvah) che indicava il purosangue; quello proprio del latino volgare era caballus, che definiva il cavallo usato per il traino dei carri e per il lavoro nelle campagne. Già dal II secolo d. C. si diffuse ovunque caballus: nelle lingue romanze troviamo, infatti, i suoi esiti nel francese cheval, nello spagnolo caballo, nel portoghese cavalo e nel romeno cal. Prendendo invece in considerazione l’ambito più alto non stupirà trovare uno sport come l’equitazione o un aggettivo come equino, che derivano dal più ricercato equus.

 

MANGIARE: COMÉDERE ↔ MANDUCARE

Lo stesso tipo di fenomeno si verifica, infine, anche per il verbo mangiare. Nel latino classico questo concetto era espresso dal verbo comédere, in latino volgare da manducare. Quest’ultimo termine era usato, in origine, solo dagli scrittori di testi comici e satirici, ma già dal I secolo a. C. esso divenne comune e sostituì il termine classico corrispondente. Nelle lingue romanze, solo lo spagnolo e il portoghese hanno un verbo che deriva da comédere, comer, mentre le altre lingue presentano la continuazione di manducare: è il caso del francese manger, del romeno manca, dell’antico italiano manicare (da cui deriva il sostantivo manicaretto).

 

Naturalmente gli esempi potrebbero essere molto più numerosi: si possono citare anche l’aggettivo pulcher e bellus, i sostantivi casa e domus, caput e testa, bucca e os, crus e gamba, osculum e basium, i verbi ferre e portare, plangere e flere… uno dei due termini ci risulta familiare, l’altro, invece, è solitamente meno conosciuto perché o è scomparso o ha dato esiti solo nei livelli più alti della nostra lingua.

Sono molti anche i vocaboli derivati dai diminutivi, particolarmente utilizzati nella lingua parlata: il termine fratello, per esempio, deriva da fratellus, fratellino, diminutivo di frater, fratello (da cui deriva invece fraterno, aggettivo di uso più alto).

Si verificarono, infine, anche interessanti trasposizioni lessicali. Il nostro termine fegato, per esempio, non ha nulla a che fare con il latino iecur, perché deriva dal nesso iecur ficatum, che indicava una raffinata pietanza a base di fegato di oche fatte ingrassare con fichi secchi: con il passar del tempo il termine iecur fu tralasciato a vantaggio del più semplice aggettivo ficatum (con i fichi) che ha poi finito per sostituirlo in tutte le lingue romanze.

 

SINTASSI

La sintassi del periodo nel latino classico è molto complessa: le frasi sono piuttosto lunghe e una sola principale può reggere anche molte subordinate. Nel passaggio a una lingua più parlata che scritta – come il latino volgare – le frasi diventano più brevi e la coordinazione prevale sulla subordinazione. Questo accade per due motivi: il primo, di carattere pratico, perché con la coordinazione è più facile essere capiti, obiettivo fondamentale per chi si rivolge a parlanti non acculturati; il secondo, di ordine psicologico – identificato da Erich Auerbach (1892 – 1957), uno dei più grandi studiosi di letteratura di ogni tempo – è dovuto alla sfiducia degli uomini dell’epoca nella possibilità di dominare la lingua, così come la realtà che li circondava.

Un esempio particolarmente chiaro di semplificazione sintattica è dato dall’evoluzione della proposizione oggettiva, che nel latino classico si rende con il caso accusativo e il verbo all’infinito: la traduzione della Bibbia di San Gerolamo (nel IV secolo d. C.) la semplifica introducendola con una congiunzione e usando il verbo finito.

 

LATINO CLASSICO Memento te pulverem esse
LATINO VOLGARE Memento quia pulvis es
ITALIANO Ricordati che sei polvere

 

Sempre per i motivi sopra citati sono eliminati altri costrutti complessi, come l’ablativo assoluto, le perifrastiche e il cum narrativo: per trovare di nuovo una sintassi articolata bisognerà attendere il 1300 e la prosa dantesca.

La Sofisteria

APPROFONDIMENTI in LECTURA DANTIS

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA ITALIANA - IMG 800x534

GRAMMATICA ITALIANA

LA SOFISTERIA - SCUOLA DI SCRITTURA - IMG 800x534-kk

SCUOLA DI SCRITTURA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA LATINA - IMG 800x534

GRAMMATICA LATINA

GRAMMATICA GRECA

LA SOFISTERIA - LETTERATURA ITALIANA - IMG 800x534

LETTERATURA ITALIANA

LECTURA DANTIS

LETTERATURA LATINA

LETTERATURA GRECA