Tarentilla
in TESTI / NEVIO / L’ETÀ ARCAICA / LETTERATURA LATINA
I frammenti (fr. 65; 66; 67; 68; 69;72;73 Traglia)
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Alcuni frammenti ci hanno conservato dei momenti della Tarentilla (La ragazza di Taranto), la commedia più famosa di Nevio.
Fr. 65
… utrubi cenaturi estis, hicine an in triclinio?
… in quale dei due luoghi avete intenzione di pranzare, qui o nel triclinio?
Fr. 66
… Attattatae! Cave <ne> cadas, amabo!
… Attento! Guarda di non cadere, ti prego!
Fr. 67
… Ubi isti duo adulescentes habent,
qui hic ante parta patria peregre prodigunt?
Dove abitano questi due ragazzi,
che qui lontano dal loro paese sperperano le ricchezze accumulate dai padri?
Fr. 68
vereor serio
ho davvero paura
Fr. 69
Salvi et fortunati sitis duo, duum nostrum patres!
Salute e fortuna a voi due, padri di noi due!
Fr.72
Numquam quisquam amico amanti amica nimis fiet fidelis,
nec nimis morigera et devota (?) quisquam erit…
Mai ci sarà un’amichetta troppo fedele al suo amante,
e non ce ne sarà una troppo morigerata e devota…
Fr.73
Primum ad virtutem ut redeatis, abeatis ab ignavia,
domi patres, patriam ut colatis potius quam peregri probra.
Per prima cosa, che ritorniate alla virtù, che stiate lontano dalla pigrizia,
che a casa abbiate cura dei genitori e della patria, piuttosto che dei vizi lontani dalla vostra città.
(traduzione di A. Micheloni)
Questi pochi frammenti (insieme ad alcuni riferimenti e ad analoghe trame messe in scena da altri autori) ci permettono di ricostruire – almeno a grandi linee – la vicenda raccontata dalla commedia. Due giovani, accompagnati dai propri servi, si recano nella città di Taranto (Tarentum, da cui deriva il titolo), dove si danno alla pazza gioia, sperperando il denaro paterno in banchetti (fr. 65), in cui si ubriacano (fr. 66) in compagnia di una ragazza di facili costumi, la Tarentilla (fr.63), di cui forse entrambi si innamorano.
La festa, però, dura poco: arrivano a Taranto anche i padri, in cerca dei propri figli (fr.67); questi ultimi, venuti a conoscenza della presenza dei genitori, prima tremano di paura (fr.68) e poi provano a blandirli (fr.69). Al termine della commedia – che doveva inevitabilmente chiudersi con un lieto fine – i genitori decidono di perdonare i figli, dopo averli messi in guardia sulle donne (fr. 72) e dopo aver ricordato loro i doveri che essi hanno nei confronti di chi li ha generati e della patria (fr.73).
Le commedie di Nevio furono sicuramente più impegnate di quelle del secolo successivo, poiché in esse l’autore attacca politici e uomini illustri in nome di quella libertà che, come ribadisce nel Prologo della Tarentilla, è per lui fondamentale. Nelle sue opere sono invece completamente assenti le intenzioni moralistiche: il severo mos maiorum dei Romani non poteva che essere in contraddizione con la vita gaudente della città greca di Taranto, ma sicuramente tale differenza è presentata per indurre al riso e non certamente per impartire lezioni di moralità. La vicenda dei due giovani scapestrati doveva dunque fornire soltanto qualche divertente spunto di divertimento (la frequentazione di una ragazza di facili costumi, le ubriacature, i piaceri del ventre, la vita dissoluta…) in totale assenza di una prospettiva di tipo morale.
La severità paterna è infatti solo uno spunto per mettere in scena situazioni divertenti e provocatorie, come conferma un frammento (fr. 80 Traglia) del Triphallus in cui un padre minaccia un servo affinché non diventi complice delle sciocchezze che il figlio potrebbe compiere per amore:
Si umquam quicquam filium rescivero
argentum amoris causa sumpse mutuum,
extemplo illo te ducam, ubi non despuas.
Se mai verrò a sapere che (mio) figlio
per amore ha fatto qualche debito,
ti condurrò subito là dove tu non abbia spazio neppure per sputare.
oppure questo (fr.86 Traglia), che non è attribuibile con certezza a una commedia, ma che i maligni – ci riferisce Aulo Gellio – dicono alluda a un giovane Scipione l’Africano, il famoso generale che sconfisse Annibale a Zama:
Etiam qui res magnas manu saepe gessit gloriose,
cuius facta viva nunc vigent, qui apud gentes solus praestat,
eum suus pater cum pallio unod ab amica abduxit.
Anche colui che ha spesso portato a termine con successo imprese gloriose,
le cui azioni sono ancora celebrate e ben presenti, colui che solo si distingue tra i popoli,
suo padre lo portò via da un’amichetta mentre indossava soltanto il mantello.
Sappiamo che la Tarentilla ebbe grande successo ma anche che, in generale, tutte le commedie di Nevio furono molto apprezzate dai Romani, sicuramente proprio per le trame accattivanti, nate da un’attenta osservazione della realtà, ma anche – e soprattutto – per la licenziosità dei contenuti (attestata da alcuni titoli, come il Triphallus, Il trifallo o la Testicularia, La commedia dei testicoli) e per il linguaggio sboccato, aspetti nei confronti dei quali la censura romana si mostrava assai tollerante.
Furono proprio queste prerogative a fare di Nevio un degno predecessore di Plauto e un valido esponente del genere: non va dimenticato che secondo Volcacio Sedigito, un erudito vissuto tra la fine del II e l’inizio del I secolo a. C., Nevio faceva parte del canone (elenco) dei dieci migliori commediografi latini, tanto da poter essere messo al livello di Plauto.
Analisi del testo
METRO: senari giambici (fr. 67); settenari trocaici (fr. 69 e 73); ottonario giambico (fr. 65).
Fr. 65
Utrubi: attestato anche nella forma utrobi, è un avverbio di stato in luogo, in questo caso con valore interrogativo.
Cenaturi estis: il participio futuro in unione con il verbo essere dà luogo a una perifrastica attiva, che esprime un’azione imminente, che si ha intenzione di compiere (come nella resa proposta) o che si è destinati a compiere.
hicine: l’avverbio di luogo è accompagnato dalla particella interrogativa enclitica -ne, che dà enfasi alla domanda (forse, davvero qui?), resa disgiuntiva dalla successiva particella an.
Fr. 66
Attattate: è un’esclamazione usata per esprimere sorpresa, paura o allarme; la persona a cui è rivolta è sicuramente ubriaca: ce ne dà la certezza la citazione di questa espressione che si trova in un verso di Plauto (Pseudolus, 1296), in cui si legge cave ne cadam: non vides me ut madide madeam? (fai in modo che io non cada: non vedi che sono ubriaco fradicio?).
cave: il verbo caveo – di cui cave è la seconda persona singolare dell’imperativo presente – si costruisce con il dativo quando ha il significato di provvedere, con l’accusativo o a / ab e l’ablativo quando ha il significato di guardarsi, con ne o ut ne e il congiuntivo (o solo il congiuntivo) quando assume il valore di fare in modo che / di.
amabo: la prima persona singolare del futuro semplice del verbo amare è frequentemente usata (con o senza l’accusativo del pronome di seconda persona singolare, te) con il valore di ti prego, per piacere.
Fr. 67
habent: equivale ad habitant.
peregre: avverbio di stato in luogo (composto dalla preposizione per e dal sostantivo ager); significa in campagna, fuori città, all’estero. È in forte contrapposizione con l’avverbio di luogo hic.
parta… prodigunt: l’allitterazione della consonante p serve per enfatizzare lo spreco (prodigunt) delle ricchezze (parta, participio perfetto sostantivato del verbo pario, alla lettera le cose partorite, cioè create, ante, prima) paterne (patria, dall’aggettivo patrius).
Fr. 69
sitis: congiuntivo esortativo, qui usato con valore di augurio: siate in salute e fortunati.
duum: equivale a duorum.
Fr. 72
quisquam: il pronome – e talvolta aggettivo – indefinito quisquam, quaequam, quidquam (al neutro solo pronome) si usa in frasi negative; il femminile quaequam talvolta, come in questo caso, può essere sostituito da quisquam.
amico amanti amica: questi tre vocaboli creano una figura etimologica, che consiste nell’utilizzo simultaneo di un verbo, di un sostantivo, di un aggettivo, di un participio, di un avverbio… che hanno la stessa radice, in questo caso quella del verbo amare.
fiet fidelis: vistosa allitterazione della consonante f, per mettere in risalto il concetto di fedeltà, che chi parla non ritiene una prerogativa del genere femminile; per creare la figura retorica il verbo sum è stato sostituito dal verbo fio, che può avere significato analogo.
numquam… erit: entrambi i versi sono caratterizzati dalla presenza di due figure retoriche che hanno il compito di mettere in risalto e di collocare in primo piano i vocaboli che si ritengono meritevoli di attenzione: si tratta dell’allitterazione della consonante m e dell’iperbato, che consiste nel rovesciamento dell’ordine sintattico di un’intera frase.
Fr. 73
ut redeatis, abeatis, colatis: i congiuntivi introdotti da ut dipendono da un verbo – forse presente nel verso precedente, oppure sottinteso – come vi esortiamo a, vi invitiamo a … e costituiscono dunque delle proposizioni subordinate completive volitive.
patres, patriam: figura etimologica, in questo caso realizzata con due sostantivi che condividono la stessa importante radice, che unisce la paternità genitoriale e quella della terra in cui si è nati.
peregri: avverbio di stato in luogo, forma alternativa di peregre; è in forte contrapposizione con il genitivo locativo domi, a casa, in patria.
probra: accusativo neutro plurale da probrum, i, che indica le azioni vergognose e i peccati che intaccano la morale.
numquam… erit: anche in questo caso entrambi i versi sono caratterizzati dalla presenza di due figure retoriche che hanno il compito di mettere in risalto e di collocare in primo piano i vocaboli che si ritengono meritevoli di attenzione: si tratta dell’allitterazione della consonante r e dell’iperbato, che consiste nel rovesciamento dell’ordine sintattico di un’intera frase.
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