LA SOFISTERIA Logo 240x110 FFE5AD
LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITOLA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA Logo 370

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITO
LA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

Aristagora, Antiochide ed Echenica

in GIOVANI DONNE / IL DEDICANTE NON È IDENTIFICABILE / LE DONNE NELLA FAMIGLIA / EPITAFI… E DONNE / EPITAFI DI ETA’ ELLENISTICA DEDICATI A FIGURE FEMMINILI / APPROFONDIMENTI / LETTERATURA GRECA

LA SOFISTERIA icona 163x255 6E0813

Il dolore per la scomparsa di giovani donne, come vedremo meglio nelle lezioni dedicate agli epitafi per le figlie, è espresso, in età ellenistica, con grande partecipazione emotiva, perché la loro vita viene sentita come incompiuta. Solo più avanti nel tempo, con il diffondersi della religione cristiana, la morte di giovani donne sarà affrontata con maggior rassegnazione, come dimostrano due epitafi del II – III secolo d. C.: nel primo Filostrata dice di morire serena perché non contaminata dal peccato e nel secondo Parzenis, morta giovane, è consolata dalla consapevolezza che la sua anima sarà immortale.

Questi due epitafi, invece, molto semplici, sono accumunati dal rimpianto e dalla malinconia con cui si guarda alla giovinezza stroncata dalla morte.

[πα]ρθενίαμ π[ρολι]ποῦσ᾿ ἐρατήν θυγάτηρ Κλεαρίσ[τ]ης ἠδέ Πολυγνώ[του]

κεῖται ᾿Αρισταγόρα.

Avendo lasciato l’amabile giovinezza, Aristagora, figlia di Clearista e di Polignoto, giace (qui).

Traduzione di A. Micheloni

L’epitafio, scritto con lettere comuni – forse su una stele – e posto a Mylai, in Tessaglia, verso l’inizio del III secolo a.C., è composto secondo una delle tipologie più semplici, cioè con la formula ἐνθάδε κεῖται (κεῖμαι) ὁ δεῖνα (ἐγώ) (qui è sepolto il tale / qui sono sepolto io).

Non sappiamo con certezza chi fece porre l’epitafio: possiamo però ipotizzare, con buone probabilità, che si sia trattato di Clearista e Polignoto, i genitori della defunta Aristagora, che non dicono altro di sé, preferendo, forse, affidare il loro dolore all’aggettivo ἐρατήν, amabile, che lascia trasparire, in modo eloquente, l’affetto e la sofferenza per la perdita prematura della giovane.

Dal secondo epitafio possediamo solo poco più di un verso: 

᾿Αντιοχίς, κούρη ξείνη ξείναις ἐν ἀρούραις

παρθενική κεῖμ[α]ι, [δ]ύ[σ]μο[ρος -υυ -].

 

Io, Antiochide, fanciulla straniera in terre straniere,

giovinetta giaccio, infelice…

Traduzione di A. Micheloni

 

Anche questo epitafio, ritrovato su una lastra con quadretti, a Filadelfeia, in Lidia, e databile al II secolo a.C., appartiene alla semplice tipologia del precedente. Ancora una volta viene sottolineata l’infelicità della giovinetta, morta prematuramente, una condizione in questo caso aggravata dalla lontananza dalla patria (forse Atene, visto che la ragazza porta il nome di una delle sue tribù).

La morte lontano dalla patria viene infatti spesso avvertita negli epitafi come un’aggravante negativa, tanto che non manca di essere sottolineata: per esempio, in un epitafio del 400 a.C. circa, Erseis, essendo nell’illustre Atene, ricorda con rammarico di essere morta τηλοῦ πατρίδος (lontano dalla patria); al contrario Partenia, in un epitafio degli inizi del V secolo a.C., ricorda, a parziale consolazione del fatto di essere morta nel fiore della giovinezza, che questo almeno è successo in patria. È però solo nell’età ellenistica che questo tema si fa particolarmente frequente: la formula qui usata per indicare la morte lontano dalla patria (ξείνη ξείναις ἐν ἀρούραις) continuerà ad essere in voga fino all’età imperiale.

Un terzo epitafio riguarda un’altra donna morta in giovane età, che fu però sposa e madre. Esso è inciso su una stele che fu posta a Thyrrheion, in Acarnania, per Echenica, originaria di Cassopa:

1Πατρίς μέν Κασσώπα, πατήρ δὲ μοι ἦν Μενέδαμος,
μάτηρ δὲ ἐξετέκνωσεν ᾿Αριστοκράτει’ Ἐχενίκαν·
δισσά δὲ τέκνα λιποῦσαν ὁ παντοβαρής λάβε μ΄ ᾍδης,
ἄκριτον ἀστόργου θηρός ἔχων κραδίην.
5[ἀν]δρί δὲ τέκνα ἔλιπον Λυσιξένῳ ἠδέ γονεῦσιν
ὀρφανά ταῦτα τρέφειν ματρός ἔρημα νέας.
ἀμετέραν δὲ ἀρετάν οὐ φθένξομαι· ἁ γὰρ ἀτέρμων
πᾶσά τοι ᾿Ηπείρου γαῖα φέροπλος ἐρεῖ.

1Mi fu patria Cassopa e mio padre era Menedamo,
la madre Aristocrateia generò me, Echenica;
Ade per tutti grave prese me, che lascio due figli,
avendo il cuore insensibile di un animale spietato.
5Allo sposo Lisisseno e ai genitori ho lasciato
questi orfani, privati della giovane madre, da crescere.
Non esalterò la mia virtù: infatti tutta la terra d’Epiro, senza confini,
terra che porta armi, (la) potrà proclamare.

 

Questo epitafio può essere datato al II secolo a. C.: tale datazione è confermata sia dalla menzione, nell’ottavo e ultimo verso dell’epigramma, dell’Epiro in armi (giacché l’uso di armi nelle città greche fu vietato in epoca romana), sia dalla lingua usata, che sembra artificiale (per esempio per la strana alternanza di alfa ed eta, evidente in κραδίην e ἀρετάν).

La forma espositiva scelta (πατρίς μέν μοί ἐστι…. πατήρ δέ, mi è patria… mi è padre) permette di inserire tutti i dati biografici della defunta nei primi versi, in modo da lasciare ampio spazio al racconto delle vicende di questa giovane madre, venuta meno quando i suoi bambini erano molto piccoli e ancora bisognosi di cure. La condizione degli orfani è detta in un altro epitafio del III secolo a.C. (IG IX 874) κρυερά, terribile, nonostante spesso, come in questo caso, ci fossero ancora i nonni, oltre al padre, a prendersi cura di loro: Ade παντοβαρής, per tutti grave (aggettivo che è, secondo il LSJ, un unicum di questa iscrizione) – o forse, secondo il  Kaibel, Caronte, la cui barca era gravata da tutte le ombre dei morti – incurante di questo destino, poiché ha il cuore insensibile di un animale spietato, non ha minimamente avuto pietà della madre e dei suoi piccoli.  È quindi naturale che Echenica si preoccupi del destino che spetterà ai propri figli e che i genitori e lo sposo preferiscano sottolineare, nell’epitafio, l’infelicità della defunta piuttosto che le sue virtù, messe comunque in risalto dalla figura retorica della preterizione (Non esalterò la mia virtù: infatti tutta la terra d’Epiro… (la) potrà proclamare).

È interessante notare come, negli epitafi di queste giovani donne, il dedicante – chiunque egli sia, genitore o sposo – sembri esprimere non solo grande partecipazione emotiva per il dramma di queste fanciulle ma anche ammirazione per le loro qualità e – di conseguenza – un sincero rammarico perché esse non ebbero la possibilità di realizzarsi come donne e come madri, oppure, se lo furono, perché questo fu solo per breve tempo.

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA ITALIANA - IMG 800x534

GRAMMATICA ITALIANA

LA SOFISTERIA - SCUOLA DI SCRITTURA - IMG 800x534-kk

SCUOLA DI SCRITTURA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA LATINA - IMG 800x534

GRAMMATICA LATINA

GRAMMATICA GRECA

LA SOFISTERIA - LETTERATURA ITALIANA - IMG 800x534

LETTERATURA ITALIANA

LECTURA DANTIS

LETTERATURA LATINA

LETTERATURA GRECA