Iscrizione delle Catacombe di Commodilla
In PRIMI DOCUMENTI DEL VOLGARE ITALIANO / IL MEDIOEVO / LETTERATURA ITALIANA
Commodilla, una nobile matrona romana, donò il terreno per la costruzione di una catacomba situata sulla Via Ostiense, a Roma, cui fu dato il suo nome. Essa – riscoperta nel 1903 dopo che una frana, nel Settecento, l’aveva resa inaccessibile – è conosciuta anche con il nome di Basilichetta o Cripta dei santi Felice e Adàutto, che furono martirizzati per decapitazione nel IV secolo, al tempo dell’imperatore Diocleziano.
Nella parete sinistra, all’interno della zona presbiteriale, è presente un grande affresco – risalente al VI / VII secolo – in cui è raffigurata la Vergine con il Bambino seduta in un trono gemmato e affiancata dai due martiri a cui è dedicata la cappella. Sulla più estesa delle due fasce pittoriche che incorniciano l’affresco una mano anonima ha tracciato una piccola iscrizione (11 per 6,5 cm)
Non dicere ille secrita a bboce
Non dire ad alta voce le cose segrete.
Questa iscrizione – databile intorno all’ 850, periodo in cui si diffuse a Roma la lettura a bassa voce o a mente – secondo l’interpretazione più diffusa inviterebbe il sacerdote a non pronunciare ad alta voce le parti segrete dell’Offertorio, cioè le parole sacre rivolte a Dio e non all’assemblea dei fedeli; un’interpretazione più recente la vorrebbe invece riferita al martirio di Adàutto: in questo caso essa inviterebbe i fedeli a non dire cose segrete (cioè a non confessare la fede cristiana) per non fare la stessa fine del martire, che si autodenunciò come cristiano proprio mentre Felice (suo fratello) veniva condotto al martirio.
Indipendentemente dall’interpretazione l’iscrizione è estremamente interessante dal punto di vista linguistico, perché nel testo è evidente la compresenza di termini volgari (l’aggettivo ille per illa, secrita per secreta – che probabilmente non è un plurale neutro ma un singolare femminile -, bboce per voce) e latini (il verbo dicere – che alcuni studiosi ritengono però una forma già romanesca – e la negazione non): il dato ancor più significativo è che questi ultimi soccombono al volgare, come accade all’imperativo negativo (reso, proprio come in italiano, con non e infinito e non con il corretto ne e congiuntivo perfetto che usava il latino) e al dimostrativo ille (che ha già assunto il valore di articolo determinativo, le).
L’elemento lessicale più interessante dell’iscrizione è però sicuramente il termine bboce, che presenta la grafia tipica dell’Italia centro meridionale, con raddoppiamento fonosintattico dopo monosillabo accentato, una seconda b probabilmente aggiunta in un momento successivo a quello della stesura, da qualcuno che non sentiva corrispondenza tra scrittura ed effettiva pronuncia della lettera; il complemento di modo a bboce, inoltre, ricalcato sull’espressione latina ad vocem, attesta due fenomeni su cui ci siamo soffermati nella lezione sulla fonetica, la caduta delle consonanti finali di parola (nella preposizione ad e nel sostantivo vocem) e il betacismo, cioè il passaggio da v a b.

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