Aspasia, Fila e qualche riflessione conclusiva
in DONNE SEPOLTE IN TOMBE COMUNI / IL DEDICANTE NON È IDENTIFICABILE / LE DONNE NELLA FAMIGLIA / EPITAFI… E DONNE / EPITAFI DI ETA’ ELLENISTICA DEDICATI A FIGURE FEMMINILI / APPROFONDIMENTI / LETTERATURA GRECA
Gli ultimi due epitafi di questa sezione furono posti per ricordare dei coniugi, sicuramente sepolti insieme.
Il primo, piuttosto mutilo e databile al III secolo a.C., è strutturato in due parti; è stato inciso su una stele proveniente da una necropoli di Rodi.
1 [Δακρυτῶι κεῖνται, παρ]οδοιπόρε, τῶιδ᾽ ὑπό τύμβωι
[κοινῆι χώ γαμέτ]ας ἅ τε σύνευνος ὁμοῦ,
[ἀμφότεροι λάμψα]ντες ἐν ἤθεσιν, εὖ δέ καί αὐτοί
[κύρσαντες τιμῶν] χερσί φίλων ἐτάφεν.
5[Διογένην τόδε σ]άμα Σινωπῆ τάν τε σύνευνον
[εὐγόνον ‘Ασπα]σίαν κεύθει ἀποφθιμένους
[τῆλε τέκνων πάτρ]ας τε· φίλων δ᾽ ἐν χερσί θανόντες
[ενθάδε νῦν τύμ]βου καί κτερέων ἔλαχον.
1Giacciono sotto questa tomba degna di pianto, o viaggiatore,
in comune, lo sposo con la sposa insieme,
essendosi ambedue distinti nel modo di comportarsi, e, avendo essi
ben meritato anche onori, furono sepolti dalle mani degli amici.
5Questa tomba accoglie i defunti Diogene di Sinope,
e Aspasia, la (sua) feconda sposa,
lontani dalla patria e dai figli: ma, dopo che furono morti, dagli amici
ottennero, qui, una tomba e onori funebri.
Traduzione di A. Micheloni
Questi epigrammi, composti per ricordare i pregi di una coppia di sposi, senza alcuna distinzione tra i due, furono pensati come poesie complementari (come dimostra il fatto che le informazioni contenute sono state equamente ripartite nei due testi). Essi, pur caratterizzati dalla presenza dei tipici topoi sepolcrali (per esempio, al verso 1, l’espressione la tomba degna di pianto e al verso 8 ottennero una tomba e onori funebri) sono una bella testimonianza dell’affetto che legò i due coniugi e dell’amicizia di cui furono circondati (al verso 4 e al verso 7 troviamo, infatti, il ricordo degli amici, posto a parziale consolazione del fatto di essere stati sepolti lontani dalla patria e dai figli).
Il secondo epitafio fu inciso su una stele di marmo blu (poi riutilizzata come gradino) a Elatea, nella Focide, sempre nel III secolo a.C.:
ἐπί Φίλαι. ἐπί Διονυσίωι.
1ὦ ξένε, τόνδ’ ἐ[σό]ρα Διονύσιον ἠδὲ γυναίκα
δέρκεο τοῦδε [Φ]ίλαν, πνεῦμα λιπ[όντε βίου],
3ἄμφω γηραλέω· [ἐ]ξῆς δέ τέκνων τέκνα ἰδόντα‹ς›,
ὀλβίστους θάνατος πα[υσίπον]ος κατέχει.
Per Fila. Per Dionisio.
1O straniero, vedi qui Dionisio e vedi anche la sua sposa,
Fila, che lasciarono il soffio della vita,
3entrambi anziani: la morte che solleva dalle pene li ha presi uno
dopo l’altro, assai felici, poiché videro i figli dei figli.
Traduzione di A. Micheloni
Terminato l’esame dei testi, proviamo a trarre delle conclusioni su quanto abbiamo visto insieme in questa sezione. Tombe per membri della stessa famiglia sono attestate in Atene già dal IV secolo a. C., periodo a cui risalgono degli epitafi che ricordano defunti appartenenti a uno stesso nucleo familiare (genitori e figli, coppie di sposi, fratelli…) inumati nel medesimo luogo: è possibile pensare che i resti delle più grandi tombe finora ritrovati siano proprio quelli di costruzioni destinate ad accogliere – per orgoglio di casta – gruppi familiari numerosi.
Nell’età ellenistica, però, questa usanza cambiò profondamente: il cambiamento riguardò non solo la costruzione di tombe monumentali (che fu infatti limitata dalla legislazione di Demetrio Falereo, che impose costumi morigerati in ogni ambito, compreso quello dei culti funerari) ma anche – e soprattutto – il concetto di commemorazione del defunto. L’idea di commemorazione elaborata nel IV secolo – quella cioè di una πόλις pia che rende omaggio al defunto – cominciò infatti ad apparire, con il passar del tempo, sempre più insoddisfacente. Il deceduto desiderò essere ricordato, quasi certamente a partire dall’età ellenistica, non tanto dalla comunità quanto dalla più piccola società dei parenti e degli amici, che diventava, con il passar del tempo, molto più importante della πόλις. Il ricordo non doveva dunque essere più mantenuto vivo – contrariamente ai tempi precedenti – per la comunità, bensì, in primis, per parenti e amici, la nuova società in cui l’uomo voleva sentirsi perfettamente inserito e a cui richiedeva qualcosa in più di una semplice rappresentazione artistica della solidarietà familiare.
Dagli epitafi posti su tombe di famiglia viene dunque la conferma di quanto ipotizzato nell’introduzione del nostro corso: la crisi della πόλις portò, nel III secolo a. C., a una maggior profondità nelle relazioni interpersonali tra i membri della stessa famiglia, che manifestano la loro coesione, la sincerità e la profondità dei sentimenti che li uniscono proprio con la volontà di essere sepolti insieme.

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