LA SOFISTERIA Logo 240x110 FFE5AD
LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITOLA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA Logo 370

grammatica e letteratura italiana | latina | greca

LA SOFISTERIA - PRESENTAZIONELA SOFISTERIA - NOTIZIELA SOFISTERIA - ACCEDILA SOFISTERIA - BIBLIOTECALA SOFISTERIA - REGISTRATILA SOFISTERIA - CERCA NEL SITO
LA SOFISTERIA - EMAILLA SOFISTERIA - CANALE YTLA SOFISTERIA - SPOTIFYLA SOFISTERIA - CANALE INSTAGRAM

Sono nata il ventuno

a primavera

in TESTI / ALDA MERINI / L’ETA’ CONTEMPORANEA / LETTERATURA ITALIANA

LA SOFISTERIA icona 163x255 6E0813

In una lirica – autoritratto inserita nella raccolta intitolata Vuoto d’amore, uscita nel 1991 a cura di Maria Corti, filologa e critica letteraria di grande talento, Alda Merini descrive lo sconvolgimento che la nascita di una folle come lei ha procurato al mondo.

1Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
5Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Da A. Merini, Vuoto d’amore, Einaudi, Torino

1Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
5Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Da A. Merini, Vuoto d’amore, Einaudi, Torino

Alda Merini è nata a Milano il 21 marzo 1931, il primo giorno di primavera: proprio per questo nei versi proposti associa la sua nascita al rifiorire della vegetazione dopo la pausa invernale, un evento che prevede uno sconvolgimento della terra, un doloroso aprire le zolle (v. 3) che è però necessario perché possano spuntare nuovi germogli. Ma la bimba che è appena venuta al mondo è folle, perché soffre di una malattia nervosa, che comporterà, nel corso della sua vita, frequenti ricoveri ospedalieri: anche il suo arrivo, dunque, come quello della primavera, scatena nel mondo un’imprevista (come suggerisce il non sapevo) reazione violenta, cui allude la tempesta del verso 4, che chiude la prima parte della lirica (versi 1 – 4).

La seconda parte (versi 5 – 8) introduce una figura della mitologia classica, Proserpina, avvicinata a quella della poetessa dall’avverbio così. Figlia di Cerere, la dea delle messi, e di Giove, Proserpina fu rapita da Plutone, il dio degli Inferi, che la volle come sposa. Per lenire il dolore della sua perdita, la madre chiese a Giove che la figlia vivesse sei mesi sotto terra con il suo sposo, come regina dell’Ade, e sei mesi sulla Terra con lei. Secondo il mito, è proprio l’arrivo di Proserpina sulla Terra a segnare il ritorno della primavera, che, nei versi della poetessa, vede la tempesta del verso 4 trasformarsi in una pioggia sottile, che cade sulle erbe appena nate e sui grossi frumenti gentili, i germogli destinati a portare le spighe (e proprio per questo essi vengono descritti, con un francescano amore per la natura, presente anche in un’altra lirica della poetessa, La morte mi è nemica, come benevoli – gentili – nei confronti dell’uomo).

Questa pioggia primaverile è seguita, nel verso 8, dal pianto di Proserpina, che soffre perché ha sacrificato una parte della propria umanità all’amore: il suo pianto viene definito, nell’ultimo verso del componimento, una possibile preghiera, termine che gli attribuisce una valenza quasi religiosa. Poiché entrambe le donne hanno una dimensione umana e una divina (perché fin dall’antichità il poeta viene presentato come la voce degli dei) il pianto di Proserpina finisce dunque con l’assomigliare al pianto della poetessa, che vive nel mondo, ma che è da esso respinta, in quanto percepita come diversa. La società, infatti, la emargina per la sua follia e per il suo ruolo, perché il poeta non è sempre ben accetto (come magistralmente rappresentato dal poeta francese Baudelaire nei versi del suo Albatros), dal momento che è colui che apre le zolle illuminando la vita e portandola alla luce con tutti i suoi segreti e misteri, a volte dolorosi: per questo Proserpina, che condivide con la poetessa un destino di allontanamento nel buio (per lei degli Inferi, per la poetessa di una stanza d’ospedale psichiatrico), versa con lei e per lei, alla sera (il momento per eccellenza in cui ci si ritrova soli con sé stessi), lacrime di dolore, ma anche di speranza.

La poetessa, infatti, sebbene folle e guardata con sospetto, ama gli uomini e dimostra il suo amore donando loro i suoi versi, benefici per il mondo proprio come benefico è il grano che nasce a primavera. La metafora dell’apertura delle zolle del verso 3 è dunque particolarmente significativa, perché mette in luce il valore della poesia e i suoi effetti positivi sia per la poetessa, che ne trae la forza per affrontare la tempesta della sua esistenza, sia per il mondo, a cui essa illumina il cammino ricordando che la vita, come la primavera, può fare del male, ma anche rigenerare.

Il testo, costituito da versi liberi (in alcune edizioni suddivisi in due quartine e un verso di congedo), è caratterizzato da una grande musicalità, che deriva dall’alternanza di versi tradizionali della poesia italiana (endecasillabi, ottonari e novenari), dalle numerose allitterazioni, dagli enjambement e da un sapiente uso della rima: gli amanti della musica potranno ascoltare questa lirica splendidamente interpretata e cantata da Milva nell’album intitolato Milva canta Merini, uscito nel 2004.

Di particolare rilievo sono le rime baciate tra folle:zolle (vv. 2-3) e tra sera:preghiera (vv. 8-9), che non solo potenziano la musicalità dei versi ma mettono anche in evidenza due legami fondamentali: la prima quello tra la follia della poetessa e la produttività della terra, la seconda quello tra l’elemento divino che il poeta porta con sé fin dall’antichità e la sofferenza che prova per non essere sempre accettato dal mondo, rappresentata dal buio della sera.

Questa prospettiva di lettura viene rimarcata, dal punto di vista lessicale, dalla presenza di due opposte aree semantiche, quella del dolore (folle, tempesta, piange…) e quella della dolcezza (gentili e lieve, un aggettivo che ha valore avverbiale ed è riferito per enallage a piovere, che si trova nel verso successivo), che sottolineano che la poetessa non respinge la propria sofferenza, ma che la accetta con serenità, come fa Proserpina, vivendo il proprio dolore come un atto d’amore nei confronti del prossimo e della vita.

La Sofisteria

L’ETÀ CONTEMPORANEA in LETTERATURA ITALIANA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA ITALIANA - IMG 800x534

GRAMMATICA ITALIANA

LA SOFISTERIA - SCUOLA DI SCRITTURA - IMG 800x534-kk

SCUOLA DI SCRITTURA

LA SOFISTERIA - GRAMMATICA LATINA - IMG 800x534

GRAMMATICA LATINA

GRAMMATICA GRECA

LA SOFISTERIA - LETTERATURA ITALIANA - IMG 800x534

LETTERATURA ITALIANA

LECTURA DANTIS

LETTERATURA LATINA

LETTERATURA GRECA