Qual rugiada o qual pianto
in TESTI / TORQUATO TASSO / IL RINASCIMENTO / LETTERATURA ITALIANA
Disponibile anche in formato AUDIO
1Qual rugiada o qual pianto,
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
5E perché seminò la bianca luna
di cristalline stille un puro nembo
a l’erba fresca in grembo?
Perché ne l’aria bruna
s’udìan, quasi dolendo, intorno intorno
10gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse della tua partita,
vita de la mia vita?
T. Tasso, Rime, Ricciardi, Milano – Napoli, 1952
1Quale rugiada o quale pianto (di stelle),
quali lacrime erano quelle
che ho visto spargere dal cielo notturno
e dal candido volto delle stelle?
5E perché la bianca luna ha seminato
una nube trasparente di gocce di rugiada
in grembo all’erba fresca?
Perché nell’aria scura della notte
si udivano, con un suono quasi lamentoso, tutt’intorno
10soffiare le brezze di vento fino allo spuntare del giorno?
Furono forse segnali della tua partenza,
o vita della mia vita?
In questo madrigale, uno dei più belli di Torquato Tasso, il sentimento d’amore costituisce un semplice pretesto per scrivere dei versi in cui i veri protagonisti sono un paesaggio notturno e la malinconia che il poeta avverte dentro di sé…
Fin dal primo verso, infatti, l’attenzione dell’io lirico (che compare, per la prima volta, solo al verso 3 con il verbo vidi) è completamente rivolta alla natura che lo circonda: essa, incarnata da un cielo notturno stellato, è descritta attraverso sensazioni tattili (la freschezza dell’erba) e visive (il chiarore della luna contrapposto al buio della notte). Queste ultime sono particolarmente significative, perché fanno capire che il poeta è quasi sospeso tra due dimensioni, la dolcezza legata al ricordo della donna amata (rappresentata dal bianco della luna, dal candido volto delle stelle e dal cristallino delle stille) e il dolore per la separazione (rappresentato dallo scuro della notte). Questa dicotomia è esaltata e suggerita anche dalle scelte lessicali effettuate dal poeta: nella prima parte della lirica prevalgono infatti i suoni chiari (la vocale a e la vocale e), nella seconda quelli scuri (la vocale o e la vocale u).
La natura sembra essere perfettamente in grado non solo di percepire ma anche di condividere lo stato d’animo del poeta, segnato da una forte malinconia: il sussurro del vento assomiglia infatti a un gemito e le gocce di rugiada vengono paragonate a lacrime piante dalle stelle e dalla luna, che, posandosi sull’erba, sembrano delle piccole stelle luminose. La fusione tra uomo e natura che si annunciava già dal primo verso – perfettamente bipartito tra naturale (rugiada) e umano (pianto) – si compie nel corso della lirica, in cui la natura, antropomorfizzata, diventa una misteriosa creatura femminile dal volto pallido e dal manto scuro che, con un’azione umana, semina sulla terra delle lacrime, prima segni dell’imminente partita della donna e ora chiaro gesto di vicinanza emotiva.
È infatti proprio la natura, così umanizzata, a consolare il poeta: la progressiva diminuzione della lunghezza dei periodi (il primo si estende per quattro, il secondo e il terzo per tre e l’ultimo per due soli versi) dà l’idea di un abbraccio che si fa sempre più stretto, per alleggerire la sofferenza di Tasso.
La musicalità che caratterizza questo genere di componimento – non va dimenticato che molti dei madrigali di Tasso furono messi in musica da un famoso musicista dell’epoca, Claudio Monteverdi – e che ne sottolinea il contenuto intimo e intenso, è ottenuta con diversi espedienti: l’alternanza di versi brevi e lunghi, la presenza di assonanze (per esempio pianto, manto), rime interne (intorno / giorno, partita / vita), enjambement (tra i versi 5 e 6, 8 e 9, 9 e 10), ripetizioni di suoni (per esempio qual, quai, quelle) e parole (qual… qual; intorno intorno; vita della mia vita…), allitterazioni (nella prima parte dei suoni r, l, n, nella seconda di t e i) e infine numerose interrogative retoriche, che creano, con il loro tono ascendente, il clima sospeso che determina in gran parte il fascino del testo.
Proprio per ottenere effetti musicali sempre più originali e piacevoli Tasso interviene anche sulla forma metrica canonica del componimento. Questo madrigale, infatti, può essere diviso in tre quartine di versi endecasillabi e settenari che hanno diversi schemi di rime: la prima strofa è a rima alternata (abAB), la seconda a rima incrociata (CDdc), l’ultima a rima baciata (EeFf). L’alternanza di versi lunghi e corti e la posizione delle rime conferiscono alla lirica un ritmo decrescente e malinconico, che raggiunge il suo apice nell’ultimo verso, con il raddoppiamento della rima in –ita di partita nel termine vita, che allude – finalmente in modo scoperto – al sentimento d’amore che ha ispirato questa delicata, intima e struggente descrizione della notte.
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