La produzione letteraria
in LA LETTERATURA MEDIOEVALE / IL MEDIOEVO / LETTERATURA ITALIANA
La produzione letteraria del Medioevo fu varia e ricca di interessi, anche se, come abbiamo avuto modo di anticipare nelle precedenti lezioni del nostro corso, quella più copiosa fu senza dubbio di argomento religioso.
In ambito laico meritano di essere ricordati alcuni POEMI EPICO – STORICI che celebrano i fatti e i personaggi del tempo (per esempio la lotta contro i Saraceni o Federico Barbarossa) con trasfigurazioni poetiche e richiami ai classici, che ne rendono evidenti le intenzioni artistiche. Questi esperimenti letterari non consentono certamente, però, di parlare di una rinascita dell’epica, perché essi restano mediocri imitazioni dei grandi capolavori del passato.
Contemporaneamente si diffusero anche OPERE STORICHE, nella forma di annali e cronache. Gli annali, a differenza di quelli della letteratura classica, sono semplici registrazioni di fatti riportate negli spazi liberi delle tavole che ogni monastero usava per il calcolo della ricorrenza della Pasqua; le cronache – a volte decisamente fantasiose – raccontano le vicende di una città: la più importante è senza dubbio il Chronicon parmense (Cronaca di Parma) del frate francescano Salimbene Adami da Parma (1221-1287), che racconta le vicende della sua città dal 1167 al 1287, con uno sguardo anche agli avvenimenti che riguardano Italia ed Europa. Salimbene scrive in un latino piuttosto facile e immediato, ricco di elementi lessicali tratti dalla lingua volgare, senza pretese di eleganza, ma con originalità. Egli intercala alla narrazione sentenze, motti faceti, aneddoti, poesie in volgare – italiano e francese -, fino a ottenere un quadro colorito di uomini e costumi, piacevole ma non rigidamente storico, perché fondato sulla consultazione di un numero limitato di fonti o su ricordi personali.
TESTO: Le stranezze di Federico II
La storiografia laica è affiancata da una STORIOGRAFIA ECCLESIASTICA: tra le numerose opere si possono ricordare il Liber Pontificalis (Il libro dei Pontefici), che racconta le vite dei pontefici, e il Chronicon Novalicense, La storia del monastero benedettino della Novalesa, ai piedi del Moncenisio.
Nell’ambito delle OPERE RELIGIOSE, accanto alle visioni (descrizioni dell’Aldilà) e alle raccolte di exempla (brevi racconti volti a esemplificare vizi e virtù a scopo educativo), meritano attenzione due tipi di produzione poetica, spesso ancora molto simili alla prosa. La prima è quella dei tropi, che nascono da uno dei canti liturgici che accompagnano la celebrazione della Messa, l’Alleluia, che prevede una parte cantata dal celebrante e la risposta dei fedeli, che modulano la parola Alleluia con diverse melodie. Nel Medioevo questa modulazione si arricchì di parole adatte alla musica e tratte dalle Sacre Scritture, che diedero vita a brevi testi musicati, detti appunto tropi, che furono raccolti in tropari. La seconda produzione è quella di sequenze, evoluzione dei tropi: questi testi sacri, infatti, non derivano più dalle Sacre Scritture, ma sono comunque utilizzati per il canto. Ne possediamo più di cinquemila, a riprova dell’enorme diffusione di questo tipo di componimento.
Un altro valido esempio di produzione poetica di argomento religioso è costituito dal De diversitate fortunae (Sulla volubilità della sorte) di Arrigo da Settimello, un poemetto di cinquecento distici elegiaci, suddivisi in quattro libri, composto verso gli ultimi anni del XII secolo, in cui viene presentata la necessità dell’uomo di resistere agli attacchi della sorte (intesa come una specie di divinità intermedia tra uomo e Dio che nega o dona favori a suo capriccio) confidando nella fede e nella filosofia. È evidente il ricordo delle pagine scritte, sullo stesso tema, da Severino Boezio: del resto, proprio come Boezio, anche Arrigo da Settimello fu esiliato dopo aver goduto fama e onori. L’opera ebbe molta fortuna, tanto da essere studiata nelle scuole.
I due generi principali di quest’ambito sono però, senza dubbio, l’agiografia e l’innografia.
L’agiografia (dal greco ἄγιος, santo e γράφω, scrivo) è il racconto della vita dei santi, che ebbe grande presa sulla gente comune, perché ricco di elementi “magici” (come i miracoli) e fiabeschi. Lo schema narrativo è ricorrente: la madre del santo, prima della nascita, ha un sogno o una visione che le preannuncia la grandezza del figlio; il bambino presenta subito chiari segni della sua futura santità; divenuto adulto il santo supera gli interessi mondani, viene sottoposto a prove (ostacoli, tentazioni e sofferenze) e compie miracoli e imprese gloriose per il bene della comunità. La prosa di questi testi è facile e scorrevole (si usa, infatti, il cosiddetto sermo simplex, una sorta di latino semplificato), non particolarmente curata per quanto concerne la retorica. Tra i testi agiografici più rappresentativi possiamo ricordare la Legenda aurea (Leggenda d’oro) di Jacopo di Varagine (Varazze), un domenicano – poi divenuto arcivescovo di Genova – vissuto nel XIII secolo. Questa raccolta di duecento testi – ordinati secondo il calendario – non solo influenzò per parecchi secoli il genere letterario di appartenenza, ma costituì anche la base dei cicli pittorici di Giotto, Beato Angelico e Piero della Francesca.
TESTO: La leggenda di San Giuliano
L’innografia si pone invece come continuazione della prima tradizione innografica cristiana, rispecchiandone ora il fervore mistico ora la durezza sermocinante. Gli inni più noti sono
PANGE LINGUA
attribuito a S. Tommaso d’Aquino, che esprime con forza l’ardore religioso.
DIES IRAE
attribuito a Tommaso da Celano, francescano e biografo di S. Francesco; è una vigorosa rappresentazione del giudizio universale, tutta pervasa dal terrore della grande ora, che incombe sui mortali come una spada di Damocle.
TESTO: Dies irae
STABAT MATER
attribuito a Jacopone da Todi, in cui l’umano dolore della Vergine per il sacrificio del Figlio diventa l’espressione del dolore di tutti gli uomini.
Grazie a questi inni possiamo documentare un’importante trasformazione metrica. Le numerose composizioni in versi che si collocano in tutto il Medioevo – in particolare tra il V e il VI secolo – mostrano infatti dapprima l’affievolimento e poi la totale scomparsa della quantità sillabica latina (anche se la poesia latino cristiana attesta questo fenomeno già dal III secolo). Per questo motivo, come per l’epistolografia e l’eloquenza, furono fissate nuove norme per gli scritti in poesia. Il tentativo più riuscito si colloca nei primi anni del XIII secolo ad opera dell’inglese Goffredo di Vinosalvo, insegnante a Bologna, che nella sua Poetria nova (nova perché si contrappone alla rozza tradizione medioevale precedente) ordina le regole della poesia medioevale e della metrica, che si trasforma da quantitativa (basata, cioè, sulla quantità delle vocali, che in latino potevano essere lunghe o brevi), in accentuativa, fondata, cioè, sul numero fisso delle sillabe di ciascun verso, sull’alternanza di sillabe toniche – con accento – e atone – senza accento –, e sulla rima (spesso imperfetta, perché piuttosto simile, per il momento, ad assonanza e consonanza), di cui gli antichi si erano già talora serviti come espediente stilistico, ma che diviene ora elemento essenziale per sostituire la musicalità dell’accento latino.
Per quanto riguarda la produzione poetica laica risultano interessanti i canti cittadini, e, soprattutto, LA POESIA DEI GOLIARDI, anonime composizioni di chierici vaganti e studenti universitari che, attratti dalla prospettiva di maggiori guadagni, si spostavano in tutta Europa, in cui questa produzione si diffuse tra il XII e il XIII secolo; essa, rovesciando in modo divertito i temi della letteratura dominante, esalta il vino, la donna, l’amore fisico, il cibo, la vita scioperata e avventurosa, il gioco dei dadi…
TESTO: Quando siamo in taverna
Non mancano, infine, per tutta la durata del Medioevo, anche opere di MUSICA, MEDICINA, DISEGNO, e manuali di STUDI TECNICI, come quelli di ottica (in particolare sulla rifrazione e sulla percezione della luce), a dimostrazione del fatto che neppure i secoli bui seppero spegnere del tutto il desiderio di conoscenza.

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