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grammatica e letteratura italiana | latina | greca

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La letteratura teologica, filosofica e giuridica

in LA LETTERATURA MEDIOEVALE / IL MEDIOEVO / LETTERATURA ITALIANA

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La forte religiosità medioevale determinò una ricca produzione di scritti teologici e filosofici: risultano di particolare valore quelli che vedono la luce nell’XI secolo a opera di Pier Damiani, Pietro Lombardo, e, soprattutto, di S. Tommaso d’Aquino e S. Bonaventura da Bagnoregio, i due più grandi filosofi del secolo, principali rappresentanti delle due correnti fondamentali del pensiero filosofico medioevale, quella razionalistica e quella mistica.

S. TOMMASO D’AQUINO

Nato a Roccasecca (in provincia di Frosinone) nel 1225 e morto nel 1274 a Fossanova (in provincia di Latina), mentre si recava al Concilio di Lione, S. Tommaso fu un frate predicatore appartenente all’ordine dei Domenicani, fondato da S. Domenico e riconosciuto da papa Onorio III nel 1216. Fu proclamato santo nel 1323.

Di nobili origini, studiò dapprima nell’abbazia benedettina di Montecassino e poi all’Università di Napoli. Ottenuta dal Papa la licentia docendi (l’autorizzazione a insegnare), fu a lungo magister (professore) all’Università di Parigi, Roma, Bologna e Napoli; era noto con il soprannome di dottore angelico, perché fu in grado di ordinare in un unico sistema di pensiero le verità del Cristianesimo, le dottrine teologiche e la filosofia di Aristotele.

Le sue due opere più famose sono la Summa contra gentiles (Compendio contro i pagani), volta a combattere le tesi dei filosofi greci, ebraici e arabi a proposito di Dio e della creazione, e la Summa Theologica (Compendio di teologia), che illustra importanti concetti filosofici e teologici. Entrambe le opere indirizzano la filosofia medioevale verso nuovi orizzonti: essa, infatti, pur rivolta ancora a problemi metafisici, appare pervasa dall’esigenza di interpretare la realtà alla luce della razionalità, per riportarla a misura d’uomo e liberare così quest’ultimo dal senso di mistero che lo aveva schiacciato nei secoli precedenti. Tommaso ha infatti avuto l’indubbio merito di separare il mondo della fede, oggetto di rivelazione, e il mondo sensibile, conoscibile attraverso i sensi e la ragione, ridando dignità a quest’ultima; allo stesso tempo, però, secondo Tommaso, se il risultato di una dimostrazione razionale entra in contrasto con la teologia sarà certamente quest’ultima a essere nel giusto, perché l’errore è sicuramente proprio del pensiero razionale, che è umano, e non della Rivelazione, che è divina. Di qui il suo principio basilare: la Filosofia è ancella della Teologia.

La conoscenza del mondo sensibile ottenuta tramite la ragione costituisce, dunque, il primo approccio a Dio e alle verità rivelate, completamente accessibili solo grazie alla fede. Proprio per questa rivalutazione della ragione il sistema filosofico dei Domenicani e il pensiero filosofico di S. Tommaso (il cosiddetto tomismo) non solo furono accolti e approfonditi nelle università, ma divennero anche un punto di riferimento imprescindibile per la Scolastica, una corrente di pensiero filosofico – teologico che si affermò tra il XII e il XIII secolo, soprattutto in Francia, nelle scuole delle cattedrali (di qui il nome scolastica): essa non propone una dottrina, ma un metodo di studio e di comunicazione del sapere. La sua base è costituita dal pensiero del filosofo greco Aristotele (conosciuto tramite le traduzioni dei filosofi arabi Avicenna e Averroè, che vissero attorno al 1000 – 1100); il suo intento è dimostrare i principi della fede cristiana mediante l’ausilio della ragione. La Scolastica ritiene, infatti, che una fede cieca in Dio non sia per nulla positiva: alla ragione umana spetta dunque il compito di confermare e dimostrare la fede con argomenti razionali, perché, come sostiene uno dei massimi esponenti di questa corrente, Sant’Anselmo d’Aosta (vissuto nell’XI secolo), occorre credere per capire, motto che sintetizza un accordo intrinseco tra ragione e fede.  

Quest’approccio razionalistico caratterizza inevitabilmente anche gli scritti di San Tommaso, strutturati secondo un impianto metodologico estremamente rigoroso ed esposti con un linguaggio chiaro e lucido.  

TESTO: SAN TOMMASO, Dio è la verità?


S. BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

Nato nel 1221 a Bagnoregio (in provincia di Viterbo) e morto nel 1274 durante il Concilio di Lione, diventò frate francescano a circa vent’anni; dopo aver ottenuto dal Papa la licentia docendi insegnò a Parigi nella facoltà di teologia, dove fu conosciuto con il soprannome di dottore serafico, per l’esaltazione della fede che porta l’uomo a Dio, in un cammino di cui egli descrive le tappe nella sua opera principale, Itinerarium mentis in deum (Cammino della mente verso Dio), uscita nel 1259, che risente della filosofia platonica riletta da Sant’Agostino.

La corrente mistica, cui San Bonaventura fa riferimento, esalta infatti il rapporto privato dell’uomo con Dio, che culmina nell’estasi, l’esperienza diretta del divino che avviene nelle forme non razionali di un contatto tutto spirituale e sentimentale, che porta all’annullamento completo di sé nella pace divina. È dunque evidente, in questa prospettiva, la superiorità della fede rispetto alla ragione, poiché la conoscenza mistica è un dono di Dio a cui la scienza serve poco o nulla: questo dono può essere conseguito con la preghiera e attraverso la mortificazione del corpo e dei suoi bisogni (per esempio con il digiuno e la flagellazione).

San Bonaventura si fa dunque promotore di un approccio alla religiosità fortemente sentimentale e di un ritorno al Cristianesimo nella sua veste originaria, che esalta la carità e l’aiuto del prossimo. Lo stile dei suoi scritti risente di questa visione della fede così emotivamente forte: esso è infatti caratterizzato da un vivace slancio narrativo.

TESTO: SAN BONAVENTURA, Invito all’esperienza mistica


GLI STUDI GIURIDICI

Lo studio del diritto si rese necessario per l’intensificarsi della vita amministrativa e burocratica e per i conflitti politici – mai risolti – tra Impero e Papato: in questi anni il diritto civile e quello penale furono definiti da una serie di leggi e di disposizioni che miravano a fissare le principali norme procedurali.

L’amministrazione della giustizia restò in gran parte affidata alla Chiesa, che deliberava su materie e oggetti in ambito civile, ecclesiastico e anche canonico: tra il 1139 e il 1150, infatti, il monaco camaldolese Graziano compose a Bologna un’opera intitolata Decretum, in cui raccolse e commentò i principali decreti che regolavano la vita della Chiesa, determinando così la nascita del diritto canonico.

Merita di essere citata anche la Scuola dei glossatori, fondata a Bologna da Irnerio (vissuto nel XII secolo), che ebbe il compito di interpretare e di commentare (inserendo glosse – note esplicative o teoriche – ai margini degli scritti) il diritto romano, con particolare attenzione al Corpus iuris civilis voluto dall’imperatore Giustiniano, che aveva dato incarico a un’apposita commissione di riunire in un’unica raccolta tutte le più importanti leggi romane, ancora oggi alla base di numerosi sistemi legislativi.


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